Juan: “Volevo giocare in Europa. Il Napoli è arrivato per primo, ma ho scelto l’Inter perchè…”

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Dopo essere stato lanciato da Stramaccioni, Juan Jesus si è confermato con Walter Mazzarri e sarà sicuramente uno dei punti fermi della difesa nerazzurra anche nei prossimi anni.  Intervistato dal blog brasiliano www.queroserjogador.com.br, il difensore di Belo Horizonte ha parlato delle sue origini e della scelta di trasferirsi all’Inter.

Le prime volte in un campo da calcio arrivano a 7-8 anni, nella scuola del quartiere: “Da qual punto cominciai a crescere, a differenziarmi dagli altri – spiega l’ex Internacional –. Non so, penso sia un dono che mi è stato dato da Dio”. All’età di 11-12 anni il padre riesce a fargli sostenere un provino con l’America MG, una delle squadre del suo stato, Minas Geiras: “All’inizio mi accompagnava mio padre, dopo lui mi disse ‘devi andare da solo’. Uscivo di scuola a mezzogiorno, tornavo a casa, mangiavo di fretta e prendevo l’autobus, perché l’allenamento cominciava alle 3“. Malgrado le preoccupazioni della madre, Juan andava e tornava a casa da solo, di sera, in una città grande e pericolosa come può essere Belo Horizonte. Più di una volta, inoltre, il padre non aveva abbastanza soldi per pagargli il viaggio ed era costretto a fargli saltare gli allenamenti.

A 16 anni, però, la svolta. Nonostante lui preferisse continuare all’America per poi passare, in un futuro, al Cruzeiro, un amico lo convinse a sostenere un provino all’Internacional di Porto Alegre. Ironia della sorte, Juan superò il test mentre il compagno se ne tornò a casa. I primi tempi lontano dalla famiglia furono particolarmente difficili. JJ però riuscì a non abbattersi e cominciò la sua grande carriera da calciatore.

Arrivò di conseguenza l’interesse delle squadre europee. I primi scout non furono nerazzurri: “Giocavo all’Internacional quando arrivò l’opportunità di andare in Italia, al Napoli. Io stavo giocando il Brasileirão, e Luigi (attuale presidente dell’ Internacional, ndr) mi disse ‘Io ho bisogno di te per questi sei mesi, dopo fai quello che vuoi’. E io restai, anche perché avevo sentito dire che Napoli era una città come Rio de Janeiro, un po’ confusa, bella, con la spiaggia, ma sai com’è… E il presidente del Napoli cambia idea molto facilmente, un giorno ti vuole, l’indomani no e tu non sai”.

Poi, ecco la chiamata dell’Inter“Ho scelto di venire qui perché il progetto mi assicurava un ottimo futuro. Quando arrivai a Milano il clima era freddissimo, non capivo niente e non conoscevo l’italiano. Mi ha aiutato molto il mio agente, Roberto Calenda, che con me è sempre stato sincero e mi ha sempre aiutato, anche a livello contrattuale. Imparare la lingua è molto importante, anche per la vita di tutti i giorni ed evitare fregature. Io non ho seguito nessun corso, infatti a scuola a parlare con i professori ci mando mia moglie, che lo parla bene. L’ho imparato giorno per giorno e oggi sono capace di fare un’intervista fluentemente, o sbaglio solo ogni tanto”

Infine, un ultimo commento sul calcio del vecchio continente: “Oggi penso che valga la pena fare un’esperienza in Italia e in Europa. Perché è qui che gira il mondo, dove il calcio è più forte. Italia, Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo. Sono campionati che vede tutto il mondo”.

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