Tra ricorrenze e compleanni, si apre ufficialmente l’era Thohir

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La stagione appena trascorsa non verrà, di certo, ricordata per i risultati sportivi conseguiti e nemmeno per la qualità di gioco espressa dalla squadra nerazzurra, tutt’altro che spumeggiante e coinvolgente. Tra un decennio, gli appassionati tifosi della Beneamata non guarderanno all’annata 2013/2014, ricordando soddisfatti di aver riacciuffato l’Europa per il rotto della cuffia, una magra consolazione che non ripaga affatto le sofferenze patite dopo aver raggiunto gloriosamente la vetta del Vecchio Continente e del mondo. Gli annali del calcio non consegneranno l’eternità ad una compagine, tra le cui fila militano pochi fuoriclasse misti a tanti, troppi giocatori mediocri.

Nei meandri della nostra mente troverà spazio, invece, un’immagine che più di tutte dipinge e riempe di significato una stagione altrimenti insignificante: la fine di un’era e l’inizio di un nuovo percorso sportivo, una scelta difficile quanto inevitabile che ha portato Massimo Moratti a defilarsi dopo diciotto anni pieni di passione e grande orgoglio. Il 28 maggio 2011, l’Inter conquistava un altro trofeo, l’ultimo della gestione morattiana. A Roma, teatro di mille battaglie, Zanetti e compagni alzavano al cielo l’ennesima Coppa Italia, non senza soffrire contro un Palermo arrembante e coraggioso. Erano i tempi di Leonardo, la cronaca di una rimonta che non ha impedito al Milan di arrivare al suo diciottesimo tricolore. Dopo, il nulla.

Ieri, invece, Erick Thohir ha spento 44 candeline, festeggiando così il suo primo compleanno da presidente nerazzurro. Una vicinanza temporale, quella tra queste due ricorrenze, che sembra voler evidenziare lo storico passaggio di consegne che ha contraddistinto in modo inequivocabile gli ultimi turbolenti mesi. Come se il calendario volesse rimarcare l’importanza dell’evento, come se il tempo si fosse momentaneamente fermato tra passato e presente, per permetterci di osservare da posizione privilegiata la fatidica stretta di mano che ci proietta verso un futuro ancora ricco di incognite.

“La fine di un’era” pare, senza dubbio, l’espressione più scontata ma, al contempo, esaustiva e il saluto commosso di Zanetti, Cambiasso, Milito e Samuel è una dimostrazione lampante di come il nuovo numero uno di Corso Vittorio Emanuele voglia fermare il flusso di ricordi che, fino al suo avvento, ha tenuto intrappolati società e tifosi. Due personaggi con pochi tratti comuni e due gestioni che sembrano improntate, fin da ora, su strategie differenti: una “questione di famiglia” per Moratti, una questione di “brand” per Thohir, dal sentimentalismo del primo al pragmatismo del secondo.

L’addio dei senatori, il risanamento finanziario, l’interruzione del rapporto lavorativo con Branca e l’investitura definitiva di Ausilio, l’accordo con Infront, la riconferma di Mazzarri, gli acquisti di Hernanes, D’Ambrosio e Vidic. Queste sono soltanto le prime tappe di un tragitto che comporterà enormi responsabilità e massima dedizione e che prenderà realmente avvio dalla prossima stagione, la prima che il tycoon indonesiano vivrà dall’inizio alla fine alla guida della sua Inter. Con l’obiettivo manifesto di riportare al più presto la Beneamata nella ristretta cerchia delle grandi d’Europa e sperando di non dover sentir parlare ancora di “periodi di transizione” o “anni zero”.

Non ricorderemo, di certo, i risultati ottenuti nell’arco di quest’ultimo anno e soltanto il tempo ci dirà se, un giorno, guardando indietro e parlando di questo nuovo capitolo della storia nerazzurra, avremo l’opportunità di affermare con fierezza “E’ così che tutto è iniziato…”.

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