Thohir: “Non è stato facile rinunciare a Cambiasso e Samuel. A Mazzarri dobbiamo dare una chance perchè…”

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Dal calcio italiano all’Inter, dai massimi sistemi all’inno. Erick Thohir intervistato dai tifosi attraverso La Gazzetta dello Sport. Ecco le parole del presidente nerazzurro.

In una Lega come questa e con una burocrazia come quella italiana, quali sono i settori in cui possiamo migliorare per avvicinarci ai ricavi dei grandi club europei?

“Su due cose la Lega dovrebbe discutere assieme ai club. Uno: i diritti media, l’obiettivo ovviamente è di incrementarli. Con il contratto di Infront c’è un buon minimo garantito ma per i diritti internazionali, rispetto ad altre leghe, i valori della Serie A sono ancora bassi. Per farli crescere serve che gli orari di alcune partite siano più adatti al mercato asiatico e statunitense. Per il triennio 2015-18 saranno fondamentali le finestre al sabato o alla domenica pomeriggio, che equivale al prime time in Asia. Due: la Lega dovrà aiutare i club a discutere con il governo e gli enti locali per rendere più facile la costruzione di nuovi stadi, che è la vera grande sfida del calcio italiano nei prossimi anni. È importante, per lo sviluppo della Serie A, che la Lega sia al fianco dei suoi membri”.

Com’è visto il campionato italiano in Indonesia e nel mondo?

“In Indonesia e in Asia la Serie A ha perso il primato a favore della Premier. Negli Stati Uniti ci sono grandi opportunità, vista la crescita del ‘soccer’ da quelle parti, anche sfruttando l’ampia comunità di immigrati di origine italiana”.

La Serie A tornerà mai ai fasti di un tempo?

“Se tutti quanti lavoreremo duro, credo che ce la faremo nel giro di 5 anni. Ci sono giovani manager che si sono insediati come Barbara Berlusconi e Andrea Agnelli e nuovi investitori come me e Pallotta. Tutto ciò sta aiutando ad allargare la visione strategica dei club”.

Come più volte ha detto, l’interesse verso i giovani deve collimare anche con le scelte dell’allenatore. Mazzarri le dà garanzie sul progetto giovani?

“All’inizio bisogna comprendersi a vicenda, il presidente e l’allenatore devono fidarsi l’uno dell’altro. Alla fine Mazzarri ha mostrato di credere in Kovacic e Icardi, quindi ha mostrato di credere nel progetto che voglio portare avanti. Il prossimo anno inseriremo nuovi giovani, ma bisogna bilanciarli con giocatori d’esperienza”.

Non le sembra che Mazzarri sia inadatto a gestire una grande squadra?

“Si guardi ai risultati della prossima stagione. Mazzarri ha registrato un successo crescente nelle squadre che ha allenato prima dell’Inter. Dobbiamo dargli una chance, nella transizione dell’Inter è l’allenatore giusto per crescere con la squadra”.

Comprare i biglietti e andare allo stadio è un incubo. Come migliorerete il ticketing?

“Ripeto sempre i tre pilastri del progetto: rendere il club sano economicamente, costruire una squadra e un management forte, ampliare la presenza globale del marchio. Stiamo reclutando le migliori professionalità per competere con gli altri club a livello internazionale. Lo scorso mese da viagogo è arrivato Luca Innocenti, il nuovo responsabile della biglietteria. Nelle ultime due partite di quest’anno abbiamo creato un intrattenimento attorno all’evento, inoltre stiamo lavorando sodo per facilitare l’acquisto dei biglietti ai nostri tifosi, anche se le normative italiane creano qualche complicazione nella vendita online. Su questo punto credo che le leggi debbano essere cambiate: la digitalizzazione è un fenomeno che non si può arrestare”.

Come farà ad investire sul mercato per rinforzare la squadra e nello stesso tempo rispettare i vincoli del fair play finanziario che vedono l’Inter a rischio sanzioni?

“È una grande sfida per questa e le prossime stagione. A gennaio abbiamo preso Hernanes, fondamentale a centrocampo, e D’Ambrosio, un buon concorrente per Nagatomo e Jonathan. Nella prossima stagione dobbiamo fare acquisti pensando anche alle regole delle liste Uefa, col minimo di 8 giocatori ‘locali’. Dobbiamo fare mercato rispettando le norme e migliorando la rosa ogni anno”.

Come mai il progetto stadio di proprietà sembra sia stato messo da parte, per dedicarsi solo a un restauro di San Siro?

“Cominceremo a occuparci del progetto stadio dalla prossima stagione: discuteremo se restare a San Siro o costruire un nuovo impianto. Prima abbiamo avuto altre priorità. Non si può far tutto in un giorno!”.

Vorrei conoscere i motivi che l’hanno portata a non rinnovare il contratto a Cambiasso.

“Di certo, non perché non rispettiamo le nostre leggende. Vogliamo raggiungere l’età media di 26,5 anni e inoltre ridurre il monte-ingaggi. Rinunciare a gente come Cambiasso e Samuel non è stato facile, ma in questo momento bisogna prendere delle decisioni”.

Entro quanti anni pensa di poter avvicinarsi alla “sua” Inter ideale?

“Due-tre anni. Dopo i nostri primi sei mesi, le prossime stagioni saranno importanti per la crescita dell’Inter. Punteremo a incrementare il fatturato per poi ricominciare a spendere”.

Comprare un top player in modo da incrementare il merchandising e gli abbonamenti e rafforzare il marchio non potrebbe essere una scelta giusta?

“Quello dell’Inter è un marchio riconoscibile nel mondo, ma non c’è il giusto coinvolgimento dei tifosi fuori dall’Italia, per esempio in Asia o in America. Il primo step è potenziare questo legame, poi quando sarà il momento bisognerà comprare i giocatori giusti non solo per il business ma ovviamente anche per il campo”.

Perché non ripristinare l’inno “Pazza Inter”?

“Ne stiamo parlando in società e prenderemo una decisione prima dell’inizio della prossima stagione. Dobbiamo capire bene la questione riguardante il copyright. L’importante è che i tifosi capiscano che l’Inter è di tutti: non mia, non dei giocatori, non dell’allenatore”.

 

 

 

 

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