Moratti: “Ringrazio il cielo per essere stato presidente dell’Inter. Su Thohir, Prisco, Mou e Zanetti…”

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In un’intervista concessa ieri ai microfoni di RSI, durante il programma “Stop non stop”, Massimo Moratti ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi dei suoi 18 anni di presidenza. Ecco le parole del presidente onorario nerazzurro:

Il presidente è uno dei lavori più ingrati sulla faccia della terra. Quando qualcosa va male è sempre colpa vostra…

“Non è sempre così, condividiamo questa cosa con gli allenatori (sorride, ndr). A parte gli scherzi, essere presidenti è anche un privilegio soprattutto se capita di vivere l’esperienza in un club prestigioso ed emozionante come l’Inter. Poi, ovviamente, bisogna saper condurre questo privilegio, perchè può portare anche qualche problema (sorride, ndr). Io, comunque, ringrazio il cielo per aver avuto questa possibilità”.

Sono stati 18 anni vissuti intensamente…

“Sì, di sicuro. L’Inter è una società speciale, quindi guai a distrarsi. C’era e c’è una grande passione, dovuta anche alla storia della famiglia”.

Suo papà disse: “Il compito di un presidente è semplice, distribuire felicità tra la gente”. Lei quante volte crede di averlo fatto?

“Il calcio è qualcosa che ti coinvolge pienamente e ha il potere di cambiare il corso di una giornata. Di questo ne ho tenuto conto, mio padre era sicuramente un distributore di felicità e aveva ragione perchè questa cosa la si fa solo ed esclusivamente per quello. L’unico vero ritorno personale è vedere gli altri felici. Diventa quasi un dovere”.

Il suo è quasi un mestiere di famiglia. Ci sarà un terzo Moratti presidente?

“Bisogna vedere. Io, ad esempio, non immaginavo di aver la possibilità di diventare presidente. Potrebbe succedere a un figlio o a un nipote, ma ora non è nei programmi. Vedremo…”.

Quanto è stata pesante l’ombra di suo padre?

“Per niente, per me è stata luce. Noi abbiamo amato l’Inter anche grazie a lui e la parte imitativa è stata una motivazione in più per riuscire a fare bene, non per stopparmi. Avevo un rapporto troppo bello con mio padre per vederlo come un ostacolo”.

L’ha fatta incavolare l’immagine del presidente che si diverte con il suo giocattolo costoso?

“Questo è un aspetto che devi pagare per forza quando fai una cosa di questo genere. E’ normale essere visto così e in parte è anche un po’ vero (sorride, ndr). Poi se diventa troppo pesante, uno può anche decidere di andarsene. Ma non mi sono mai fatto spaventare da questa etichetta”.

Adesso il presidente è Erick Thohir. Molti, all’inizio, lo prendevano in giro per la somiglianza con il cantante Psy…

“Lui è una persona simpatica. E’ sufficientemente spiritoso e credo non gli abbia dato fastidio. Sa prendere le cose con un certo spirito. Per me il passaggio di proprietà doveva portare l’Inter in mani buone e sicure. E’ una famiglia molto importante dell’Indonesia e Thohir è una persona che lavora molto ed è esperta. Sa cosa significa avere questo tipo di responsabilità ed è molto meglio rispetto a grosse società senza un capo”.

Ha fatto fatica a dare ascolto alla ragione anzichè al cuore?

“Una certa razionalità in questi casi è necessaria. Se pensi che per il bene della società sia doveroso fare un passo indietro, anche per dare un carattere di internazionalità, poi non puoi pentirti. Il soggetto è l’Inter, non sono io nè quelli che passeranno”.

Con lei, Zanetti sarebbe diventato presidente?

“Era sicuramente un progetto quello di vedere Zanetti come rappresentante della società, magari dopo aver fatto un percorso di crescita come dirigente. Lui ha vissuto con me quasi 20 anni di storia di questo club. Ha tutti i crismi per fare questo tipo di carriera. Rivestirebbe il ruolo con grande umiltà e rispetto”.

Quando l’ha acquistato, pensava che Zanetti sarebbe potuto diventare così importante per l’Inter?

“L’ho pensato di tutti i giocatori che ho preso (sorride, ndr). Ma è stata talmente strana la storia dell’acquisto che forse aveva già dentro questo destino. Si è risolta all’una di notte tra me e mio figlio. Abbiamo visto il filmato con lui che scendeva e seminava giocatori, proprio come ha fatto tante volte con noi. E’ stato il primo acquisto e per fortuna è andata bene”.

Il tifoso Moratti si indentifica più in Zanetti o in Recoba?

(sorride, ndr) I due si completano. Zanetti è tutto dovere e risponde all’altezza di questo dovere. Recoba parte da un altro punto di vista, aveva tutte le qualità per diventare il giocatore più forte del mondo e non lo è diventato forse per questione di pigrizia. Sono tutte e due figure affascinanti: da una parte abbiamo un gran lavoratore, dall’altra abbiamo tanta qualità forse non spesa benissimo. Sono molto affezionato a entrambi”.

Il tifoso interista si identifica più in Zanetti o in Recoba?

“Beh, Zanetti è la storia dell’Inter. Recoba è un fatto personale (sorride, ndr)“.

Cosa è rimasto di Peppino Prisco in questa Inter?

“Lui rappresenta una parte importantissima del carattere del club. Lo spirito che aveva Prisco dipendeva da una grandissima intelligenza, prendeva tutto con ironia e ha insistito perchè questa cosa entrasse nel dna dell’Inter”.

L’Inter, ancora adesso, è abituata ad avere tanti tifosi eccellenti. Come mai?

“Come società siamo sempre stati un po’ diversi dagli altri, lontani dai poteri istituzionali e credo che il fatto di avere tifosi di un certo tipo sia una conseguenza legata al nostro fascino”. 

Nell’era Moratti tante cose belle ma anche qualcosa di brutto. Forse quel qualcosa è legato a Ronaldo e al 5 maggio…

“Ronaldo ha una sua storia e non è per niente legata al 5 maggio. La sfortuna di Ronaldo è di essersi fatto male all’Inter. Era il più grande giocatore del mondo e sicuramente l’infortunio ha rotto un sogno”.

Quando sente parlare di Luciano Moggi, cosa prova?

“Niente di particolare. Penso che ho buttato via molto tempo”.

E’ vero che aveva già firmato per l’Inter?

“E’ vero come tante altre cose che dice…”.

Perchè Mourinho è riuscito dove altri avevano fallito?

“Beh, devo dire che Mancini ha fatto molto bene. Non bisogna dimenticarlo, anche perchè ha vinto tre scudetti con una grande squadra. Poi è arrivato Mourinho, che ha proseguito su quella strada e l’ha impreziosita con qualcosa di eccezionale”.

Lo ha definito addirittura “umile”…

“Mourinho è una persona eccezionale e certe cose derivano anche dall’esperienza personale. Per posizione lui deve sembrare forte, ma sa anche spegnere la luce e cogliere le cose con colori diversi. L’ho apprezzato in tutto, anche perchè rispettava molto la società. E’ stato un uomo obbediente dell’Inter”.

La rivalità con il Milan è anche la rivalità tra due presidenti diversi…

“E’ stato simpatico che Milano sia stata rappresentata da due famiglie così. Adesso poi interviene l’internazionalità, è un’evoluzione normale che bisogna saper seguire”.

In che cosa sono diversi interisti e milanisti?

“La differenza è fondamentale ma non si può distinguere con le parole. In ogni caso, basta parlare con una persona per capire se è interista o milanista (sorride, ndr)“.

Quello che ha ottenuto è anche merito di sua moglie?

“Vorrei ben vedere! Abbiamo condiviso umori, pensieri e preoccupazioni. E’ stata fondamentale per me”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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