Un anno di controsensi

Un anno di controsensi

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Un’idea che trova in sè lo spunto per essere contraddetta, un comportamento che stride palesemente con ciò che si pensa e si dice, un’affermazione alla quale si vuole affibbiare un significato che non coincide con la natura intrinseca della stessa. In questi casi, si suole parlare di controsensi, di cui è piena l’attuale stagione interista.

“E’ un’annata particolare, saranno valutati tutti e, a fine stagione, verranno prese delle decisioni”: una frase ricorrente firmata Walter Mazzarri. Tanto si è detto e poco si è fatto sotto questo punto di vista, essendo estremamente difficile, a sette turni dal termine del torneo, poter esprimere dei giudizi completi e attendibili sui tanti giovani presenti in rosa, a causa dello scarso minutaggio loro concesso. In un campionato che trasforma impietosamente in cenere, di giornata in giornata, gli obiettivi nerazzurri, sarebbe stato gratificante poter dire almeno di aver mosso i primi passi verso un futuro radioso. La realtà è ben diversa: al talento cristallino (leggi Kovacic) è preferita la mediocrità impersonata dal Kuzmanovic di turno, mentre degli investimenti estivi si è persa ogni traccia con Taider e Botta ad aspettare invano un’occasione. Anno zero nelle parole, ma non nei fatti.

“Chi ha fatto bene in campo merita la riconferma” è l’ennesima dichiarazione che, in concreto, non trova riscontri. Ranocchia, ad esempio, avrebbe dovuto guidare la difesa nerazzurra in quel di Livorno, dopo le ultime convincenti prestazioni inanellate nelle precedenti uscite. Altri, invece, appaiono immuni dalle conseguenze negative del postulato mazzarriano. In particolare, un errore di Guarin non sembra essere nemmeno lontanamente equiparabile ad un’imprecisione di Kovacic; una partita incolore di Jonathan è sempre meno grigia e opaca di una prestazione insufficiente di D’Ambrosio; l’ordinarietà di Kuzmanovic può essere perdonata, una svista di Taider no.

“Tante occasioni sprecate, tanta sfortuna”. Una frase ricorrente e ripetuta allo sfinimento per spiegare i fallimenti di una stagione e mascherare delle evidenti responsabilità. Più semplice aggrapparsi ad un quid imponderabile, piuttosto che ammettere colpe proprie e della squadra. Ancor più faticoso è coniugare la malasorte con i cali di attenzione e la mancanza di concretezza cui più volte si fa riferimento, visto che queste ultime caratteristiche sono ingredienti indispensabili di una rosa e un allenatore che mirano ad una crescita costante.

Difficile aggrapparsi a controsensi facilmente sfatabili, più agevole ammettere i propri errori e cercare di superarli non per amor proprio ma per il bene dell’Inter.

 

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