Inter, i numeri parlano chiaro: approccio da rivedere nelle gare giocate al "Meazza"

Inter, i numeri parlano chiaro: approccio da rivedere nelle gare giocate al “Meazza”

Share on facebook
Share on whatsapp
Share on twitter
Share on linkedin

Tante volte in questo campionato si è sentito Walter Mazzarri parlare nelle conferenze post match di “brutto primo tempo, ma ottima ripresa“, di “gioco contratto nei primi minuti e più sciolto col passare del tempo“. E’ ormai chiaro che l’approccio sbagliato alle partite, soprattutto a San Siro, sia una tendenza dell’Inter in questa stagione. Una tendenza che, insieme alla sfortuna, i pali, gli errori arbitrali, forse meriterebbe di essere inquadrata come (con)causa delle difficoltà dei nerazzurri a vincere le partite e ad assicurasi un posto in Europa.

Chi quest’anno ha visto le partite dell’Inter a San Siro lo sa: spesso, nei primi minuti, il rischio di adagiarsi sui seggiolini del Meazza è forte. La squadra di Mazzarri assai raramente tenta di imporre il proprio gioco, usando spesso i primi minuti per studiare l’avversario e prenderne le misure, con ritmi di gioco bassissimi. Questa strategia può lasciare perplessi già a livello intuitivo: perché mai decidere di aspettare l’avversario, facendo trascorrere minuti preziosi quando si gioca a San Siro e si vogliono portare a casa i tre punti? Cerchiamo però di far parlare i numeri.

Analizzando l’andamento delle partite che l’Inter ha giocato in casa finora (15 in totale), appare evidente un dato allarmante: per ben 11 volte su 15 i nerazzurri non sono riusciti a segnare nella prima mezz’ora di gioco (più del 70% delle gare). Facciamo qualche esempio: contro la Juventus il primo tempo finì 0-0 e ci volle un lampo di Icardi per sbloccare la partita, poi finita 1-1; contro il Milan segnò Palacio a meno di dieci minuti dalla fine; contro la stessa Atalanta, l’Inter ha segnato l’1-1 al 36′. E’ il segno evidente di quanto si diceva in precedenza: i nerazzurri nei primi minuti sono spesso troppo prudenti, non aggrediscono l’avversario, non alzano i ritmi. La conseguenza inevitabile è la sterilità offensiva. Ma quanto sarebbe utile all’Inter invertire questa tendenza?

Andando avanti nell’analisi si può registrare come l’Inter a San Siro abbia segnato prima della sua avversaria per 8 volte su 15 quest’anno (53,3% delle gare). Un dato che da solo dice poco, se non è sommato alla frazione delle gare poi vinte dai nerazzurri tra queste: ben 6 delle 8 sbloccate (75% circa!). Questi numeri dicono che, se l’Inter riesce a passare in vantaggio prima del suo avversario, spesso porta a casa i tre punti al fischio finale: è successo contro Torino (1-0), Genoa (2-0), Livorno (2-0), Milan (1-0), Sassuolo (1-0), Hellas Verona (4-2).

La squadra di Mazzarri fa dunque fatica a segnare nei primi minuti, ma una volta in vantaggio difficilmente si fa raggiungere (è successo solo 2 volte: con Juventus e Sampdoria, 1-1). Per questa ragione si può tornare a quanto si diceva all’inizio: Mazzarri deve cambiare al più presto l’approccio della squadra alle gare casalinghe perché, contro le squadre che si chiudono, col passare del tempo segnare diventa più difficile, ma soprattutto poiché i numeri dicono che l’Inter vince quasi sempre le partite che sblocca.

Alla luce dei dati, si può immaginare che se i nerazzurri contro l’Atalanta fossero partiti subito forte, come all’inizio del secondo tempo, e avessero segnato almeno un gol, poi avrebbero portato a casa anche i tre punti. Così non è stato e l’Inter nel secondo tempo, con meno lucidità e più ansia di segnare ad ogni costo, ha sbattutto sui pali più volte.

Non si può tornare indietro, ma cambiare l’approccio alle partite potrebbe essere una fonte di punti più redditizia di molte altre.

 

CONOSCI SPAZIOINTER?

SpazioInter è nella famiglia editoriale del Nuovevoci Network di cui fanno parte Rompipallone.it, SpazioNapoli.it, SpazioMilan.it e SpazioJ.it.

Con più di 4 milioni di follower sui social network il nostro progetto risulta uno dei più seguiti in Italia.

Le ultimissime

Seguici su Facebook

Preferenze privacy