Crollo italiano in Champions: crisi e sceicchi non aiutano, ma c'è un'eccezione che deve servire da modello

Crollo italiano in Champions: crisi e sceicchi non aiutano, ma c’è un’eccezione che deve servire da modello

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L’uscita del Milan dalla Champions League è una mazzata per il Ranking Uefa dell’Italia. L’ultima assenza di squadre italiane dalla top 8 risale alla stagione 2008/2009, quando già la nostra posizione in quella speciale classifica stava crollando. La stagione successiva, fu l’Inter del Triplete a risollevare in parte le sorti del calcio italiano a livello internazionale, ma fondamentalmente sono dieci anni che stiamo perdendo terreno rispetto Germania, Inghilterra e Spagna.

Dalla stagione successiva alla vittoria interista di Madrid, il gap con gli altri campionati europei è terribilmente aumentato e, a meno di un colpo di coda nell’annata in corso, grazie a un aiuto dalle tre squadre in corsa in Europa League, la forbice rischia di allargarsi ulteriormente. Questo trend negativo è difficile da invertire, soprattutto se si guarda ai ricavi faraonici di squadre come Bayern Monaco, Barcellona e Real Madrid, oltre all’infinita liquidità a disposizione di Paris Saint-Germain, Manchester City e Chelsea.

Tuttavia, guardando bene in giro per l’Europa, c’è chi riesce a inserirsi tra le regine del calcio internazionale senza follie economiche. Un esempio lampante e nitido è quello del Borussia Dortmund, capace di mettere paura alla corazzata bavarese e di eliminare il Real Madrid in semifinale nella scorsa Champions. I gialloneri, con un budget ridotto e non certo all’altezza dei top club sopracitati, hanno saputo costruire con pazienza una squadra in grado di affrontare le big d’Europa.

Il progetto tecnico affidato a Jurgen Klopp è stato costruito senza spese folli: basti pensare che dal 2008, anno dell’arrivo in panchina del tecnico tedesco, alla finale di Wembley (2013), il bilancio entrate/uscite per il calciomercato registrava un avanzo di circa 3 milioni. La valorizzazione dei giocatori che transitano per Dortmund e le cessioni pesanti fatte in alcune stagioni sono gli elementi chiave della strategia sportiva che ha permesso al club di non indebitarsi e raggiungere i massimi livelli internazionali.

L’esperienza dei gialloneri racconta che con un po’ di inventiva e con un progetto solido si può puntare a stare in alto, restandoci per più di una stagione. Perchè si inizino a vedere i frutti, però, c’è bisogno di tempo e soprattutto di una guida tecnica in grado di saper valorizzare i giocatori a disposizione. Con la speranza che tutto vada nel verso giusto il prima possibile: un piccolo passo falso può far perdere molto tempo nella strada della risalita.

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