La beffa del sabato sera

La beffa del sabato sera

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Capitano serate in cui sembra che tutto sia cambiato. Serate in cui la difesa nerazzurra d’improvviso diventa un fortino inespugnabile. Serate in cui Handanovic, dopo aver superato miracolosamente indenne l’amnesia ormai consueta, riesce a riscattarsi nella ripresa tornando ad essere il fenomeno che ha dimostrato di essere la scorsa stagione.

Serate in cui Cambiasso torna a guidare un centrocampo che – udite udite – riesce a far fluire il gioco in maniera scorrevole. Serate in cui Icardi, finalmente all’esordio dal primo minuto, cambia radicalmente la struttura della squadra, battagliando in area e conquistando due falli da rigore ed espulsione. Ed è il momento in cui capisci che tutto cambia perché nulla cambi: l’Inter viene defraudata ancora una volta da errori arbitrali, gli ennesimi, stavolta troppo decisivi per non essere considerati variabili decisamente significative per la determinazione del risultato finale.

I lettori più assidui alle prese con questo pezzo sapranno che non è nostra abitudine parlare di decisioni arbitrali ed imputare ad esse i motivi degli insuccessi nerazzurri. La stagione deludente degli uomini di Mazzarri prescinde dalla persecuzione arbitrale che dura ormai da due anni. Nessun complotto, sia chiaro. Le tesi cospirative le lasciamo ai coraggiosi sostenitori di altre squadre, come quelli che sabato sera all’Olimpico osavano gridare al loro dodicesimo uomo in campo Bergonzi “vergogna, vergogna”. Senza vergogna. E’ solo una serie di sfortunatissimi errori, le ciliegine su una torta preparata con pessimi ingredienti.

Ma la partita di Roma non può che essere considerata una beffa. Quel primo tempo, sicuramente tra quelli meglio giocati da Palacio e compagni in questa nefasta stagione, doveva terminare con la Roma in doppia inferiorità numerica e con due rigori da fronteggiare. Non è andata così, ed è difficile valutare tutto quello che viene dopo.

Non resta che assistere inermi alla cavalcata a rilento di Napoli e Fiorentina verso il terzo posto che doveva essere il nostro obiettivo minimo. Una beffa. L’ennesima.

Giovanni Cassese

(Twitter: @vannicassese)

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