Non è così che si "disciplina" un talento

Non è così che si “disciplina” un talento

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Nel vocabolario una delle definizioni del verbo disciplinare è “ordinare secondo criteri di praticità o di convenienza”. Non si sa se Mazzarri conosca questa definizione ma il verbo, almeno con Kovacic, lo usa spesso. E qui, la domanda sorge spontanea: quale criterio di praticità e convenienza sta usando il tecnico toscano nello schierare il centrocampista croato in posizioni sempre diverse di partita in partita?

Senza dubbio la partita dello Juventus Stadium non è stata la migliore in nerazzurro del talento croato ma che utilità può avere il fatto di crocifiggerlo in conferenza stampa e nelle interviste postmatch? In occasione del primo gol, Kovacic ha sbagliato a non seguire Lichtsteiner. L’errore è suo, niente da dire, ma alzi la mano chi si ricorda una diagonale coperta da Pirlo in quindici anni di carriera.

Il tecnico di San Vincenzo ha addirittura rincarato la dose. All’esplicita domanda sul perchè Pirlo fosse rimasto così libero per quasi tutta la partita, l’allenatore nerazzurro ha risposto laconico: “Ci doveva andare Kovacic”. Ora, anche qui, la domanda sorge spontanea: si è mai visto un costruttore di gioco fare una marcatura “a uomo” su un altro costruttore di gioco? Francamente non si ricorda di aver mai visto Xavi a uomo su Pirlo, per scomodare i due migliori nel settore.

Se “disciplinare tatticamente” significa rendere un giocatore di talento un mediocre mediano allora si capirebbero molte cose sull’impiego di Kovacic. Il numero 10 nerazzurro è stato utilizzato con discontinuità, dal punto di vista tattico ancor prima che nel minutaggio, a tal punto da togliergli fiducia nei propri mezzi e serenità. L’anno scorso, di questi tempi, Mateo cominciava a crescere e di partita in partita, con l’Inter che naufragava, aveva fatto vedere sempre di più le sue qualità.

In conferenza stampa, invece di difenderlo, Mazzarri ha voluto dare risalto agli errori del croato, dimenticandosi, tra le altre cose, che la più grande occasione dell’Inter è nata da una sua transizione offensiva, con conseguente assist al bacio per Palacio.

Diventa inutile, allora, parlare di “anno zero“, di “ricostruzione” e di “crescita“, se questo è il modo di gestire il talento più limpido della rosa nerazzurra.

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