Il mercato intelligente

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“Soldi, soldi, soldi, beati siano i soldi…perché chi ha tanti soldi vive come un pascià”. Non viaggia sulle note di questa vecchia canzone il mercato nerazzurro, essendo i sogni e la gloria soltanto una logica conseguenza, non una valida premessa di un bilancio in ordine e di una società sana da un punto di vista economico e finanziario. Un ricco conto in banca e un portafoglio farcito di banconote rendono tutto più semplice e concorrono a ricreare un’atmosfera più calda ed accogliente, ma in loro assenza devono essere l’ingegno e l’acume a diventare l’ancora di salvezza cui aggrapparsi in periodi di magra.

Continuando ad utilizzare la musica come fonte di ispirazione e parafrasando la grande Mina, soltanto le abilità dirigenziali e un buon piano d’azione potrebbero far “sparire le diversità”, portandoci a non distinguere “il povero dal re”. C’è chi ha fatto di queste semplici parole una strategia vincente, perseguendo del resto ottimi risultati; chi ha provato, invece, ad intraprendere delle scorciatoie alternative, capendo di trovarsi davanti ad un vicolo cieco soltanto alla fine della strada.

L’Inter rientra proprio in quest’ultimo gruppo, simile al secondo girone dell’Inferno dantesco, quello riservato agli scialacquatori. Per amor di Dio, non vogliamo di certo dire con questo che, negli ultimi tre anni, la società di Corso Vittorio Emanuele abbia speso un patrimonio inestimabile (soprattutto se paragonato a quello delle grandi potenze europee ndr), essendosi limitata a dilapidare in modo dissennato e scellerato i fondi rimasti senza seguire un disegno razionale.

Da una parte lo spreco di denaro originato dagli acquisti dei vari Pereira, Jonathan, Kuzmanovic, Schelotto, Mudingayi e compagnia bella; dall’altra, gli acquisti onerosi di Icardi, Kovacic, Belfodil, Taider, Guarin, Ranocchia e Alvarez, giovani talenti ancora in cerca di quella valorizzazione definitiva mai del tutto arrivata a causa di una evidente mancanza di fiducia e tempo. Non inseriremo nella lista i nomi di Handanovic e Palacio, costati non poco alle casse della Beneamata, ma da considerare punti fermi dell’attuale compagine nerazzurra.

Si sa, guardare in casa d’altri può risultare alquanto sconveniente, essendo ogni situazione a sé stante e condizionata da fattori diversi. E’ giusto, però, confrontarsi con le altre realtà del calcio italiano per comprendere i propri errori e “svoltare”, per dirla alla Mazzarri. Uno dei progetti calcistici più convincenti di tutta la Serie A è quello imboccato dalla Fiorentina di Montella e Pradè. Il “mercato intelligente” dei viola ha portato nel capoluogo toscano giocatori come Gonzalo Rodriguez (2 milioni) Cuadrado (5 milioni per la comproprietà), Borja Valero (7 milioni), Pizarro (parametro zero) e Giuseppe Rossi (10 milioni). Innesti di indubbia qualità ed un modus operandi rapido e silenzioso a fronte di spese tutt’altro che sproporzionate ed eccessive.

La nostra analisi assume connotati ancor più grotteschi, se si prende in considerazione l’attuale spina dorsale della Juventus campione d’Italia: Barzagli in difesa, Pogba, Pirlo e Vidal a centrocampo, Tevez e Llorente in attacco. Una cifra complessiva inferiore ai 30 milioni di euro e la possibilità di andare incontro ad una clamorosa plusvalenza, in caso di cessione di uno dei giocatori sopra indicati.

La carenza di fondi è il comun denominatore dell’attuale esperienza italica; il ricorso all’ingegno e alla creatività, invece, rappresenta l’unico modo per sopperire a tale mancanza ed avvantaggiarsi sulla concorrenza.

Una moderna rivisitazione della celebre favola della formica e la cicala. La prima si porta avanti con il lavoro durante i mesi estivi per assicurarsi la sopravvivenza durante il freddo inverno, mentre la seconda la deride preoccupandosi di cantare tutto il giorno. Alla fine della storia, la cicala capirà a proprie spese che, piuttosto che crogiolarsi beatamente al sole, sarebbe stato meglio lavorare sin da subito per il proprio futuro.

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