Strategia Thohir: risanare i conti prima di spendere. Lo impone il FFP

Il FFP non perdona. Per Thohir esiste una sola strada: sistemare i conti prima di tornare a spendere

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Perché Thohir, ora che ha preso il comando dell’Inter rilevando il 70% delle quote dalla famiglia Moratti, non comincia a investire per riportare subito la squadra in Champions? E’ questa la domanda che frulla nella testa dei tifosi dall’inizio del mercato di riparazione. Molte persone che si aspettavano dal magnate indonesiano una campagna acquisti faraonica, in stile Abramovic, sono rimaste subito deluse; i pochi che hanno seguito le dichiarazioni sempre precise di ET hanno aspettato, fingendo di comprendere le ragioni del tycoon, ma ora, davanti alla crisi di risultati che ha colpito la squadra, hanno abbandonato ogni esitazione e ripreso a chiedere rinforzi al neo Presidente.

Se Thohir finora non ha voluto aprire il portafoglio per dare a Mazzarri dei giocatori di livello internazionale c’è un motivo, ed è anche validissmo. Innanzitutto perché il magnate di Giacarta ha già speso cifre a sei zeri: lo ha fatto al momento di rilevare la società, ovvio si dirà, ma anche, e qui i conti cominciano a non quadrare, per coprire l’enorme debito che l’Inter aveva accumulato nei dispendiosi anni di presidenza Moratti. Marco Bellinazzo, giornalista de Il Sole 24 Ore, ha scritto qualche giorno fa che Thohir avrebbe investito una cifra vicina ai 250 milioni di euro, tra 75 di acquisizione e 175 per rilevare parte dei debiti nerazzurri. Un esborso molto significativo, persino per un magnate, e nessuno di quei soldi, a causa dei debiti, è servito per potenziare l’Inter. Una situazione su cui occorre una riflessione.

C’è in più un altro motivo che impone a Thohir di non spendere in questi giorni, ed è l’ormai noto fair play finanziario dell’Uefa. La scorsa estate l’Inter ha ricevuto, scrive ancora Bellinazzo, insieme a Milan, Juve e Roma, un alert riguardo la situazione finanziaria della società: il tetto di debito massimo per il bienno 2012/13 era di 45 milioni, l’Inter ha raggiunto un deficit biennale di 156,8 milioni, più del triplo del consentito. Va ricordato che le punizioni per chi non rispetta le regole del FFP vanno da multe ingenti al club fino all’esclusione dalle Coppe europee, Champions inclusa.

Così Thohir ha deciso: piuttosto che spendere ancora a gennaio, facendo aumentare il mostruoso debito nerazzurro e attirando su di sé l’occhio vigile dell’Uefa, con rischi altissimi per tutti, è il momento di chiudere il rubinetto, mettere a posto i conti e, solo in un secondo momento (quest’estate) investire per potenziare la squadra. Un momento di austerity, si potrebbe definire così la strategia temporanea di ET, è quantomai necessario. Anche perché, va detto, potrebbe darsi che anche spendendo a gennaio l’Inter possa non riuscire a salire sul treno della Champions. Davanti Juve, Roma e Napoli vanno forte, mentre i nerazzurri hanno vari problemi strutturali, difficili da risolvere in tempi brevi. A quel punto il risultato sarebbe disastroso: i nerazzurri avrebbero speso a gennaio, allargando il buco in bilancio del club, e non avrebbero neanche gli introiti della coppa più ambita, (almeno 30 milioni per la qualificazione ai preliminari).

Una situazione che non farebbe dormire la notte qualsiasi imprenditore. Per questo ora, mettendosi nei panni di Thohir, si può capire la sua attenzione al bilancio. ET ha ereditato una società finanziariamente disastrata: prima di spendere è fondamentale rimettere i conti in ordine, per il bene dell’Inter e del suo futuro.

 

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