Tra acquisti "forzati" e cessioni dolorose: i rischi del mercato di gennaio

Tra acquisti “forzati” e cessioni dolorose: i rischi del mercato di gennaio

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Il mercato di gennaio ha aperto ufficialmente i battenti e le società di Serie A stanno pianificando gli interventi utili per puntellare le proprie rose in vista della seconda parte di stagione. Anche in casa Inter si cercherà di mettere a punto il gruppo guidato da Walter Mazzarri ma, il tecnico toscano, non ama stravolgere le proprie squadre a metà stagione e, proprio per questo, accetterà movimenti consistenti sul mercato solo se in grado di migliorare davvero la rosa in tempi brevi.

Negli ultimi anni, l’Inter ha sfruttato la finestra del mercato invernale per centrare colpi anche importanti, ma non sempre il campo ha dato le risposte attese. Non fu così nel gennaio 2010, quando l’entourage nerazzurro regalò a José Mourinho due giocatori che si rivelarono poi utilissimi ai fini dei risultati ottenuti: Goran Pandev arrivato dalla Lazio a parametro zero e McDonald Mariga, preso in comproprietà dal Parma per 2,5 milioni, permisero allo Special One di avere alternative importanti sia in attacco che in mezzo al campo. Le cessioni di Mancini al Milan, Vieira al Manchester City e Suazo al Genoa lasciarono spazio ai nuovi innesti.

I colpi grossi arrivarono soprattutto nel gennaio 2011 con l’avvento sulla panchina nerazzurra di Leonardo in luogo di un Rafael Benitez fresco campione del mondo. L’allenatore brasiliano si vide recapitare regali del calibro di Andrea Ranocchia (riscattato dal Genoa per 12,5 milioni), Giampaolo Pazzini (acquistato dalla Sampdoria per 12 milioni più il cartellino di Biabiany), Yuto Nagatomo (scambio di prestiti col Cesena dove approdò Santon) e Houssine Kharja (prestito dal Genoa). La stagione si concluse con un buon secondo posto in campionato e la conquista della Tim Cup grazie ad uno strepitoso Samuel Eto’o.

Con al timone Claudio Ranieri nel gennaio 2012, i colpi portano i nomi di Fredy Guarin (prestito oneroso dal Porto per 1,5 milioni), Angelo Palombo (prelevato dalla Sampdoria per 1,5 milioni) e Juan Jesus (sbarcato a Milano dall’Internacional per 3,5 milioni). Quell’inverno, fu anche il momento della dolorosa cessione di Thiago Motta al Psg per 11,5 milioni e dei prestiti di Muntari (Milan), Coutinho (Espanyol), Viviano (Palermo), Jonathan e Mariga (Parma). Da quel momento in poi l’Inter inanellò una serie incredibile di risultati negativi, costringendo Moratti all’ennesimo cambio di allenatore.

Nel gennaio 2013, un pimpante Andrea Stramaccioni terzo in campionato (a un punto dal secondo posto, occupato dalla Lazio) spinse la società a rafforzare la squadra con Mateo Kovacic (acquistato per 11 milioni dalla Dinamo Zagabria), Zdravko Kuzmanovic (1,2 milioni dallo Stoccarda), Marco Benassi (riscattato dal Modena per un milione), Ezequiel Schelotto (prelevato dall’Atalanta per 3,5 milioni più la metà di Marko Livaja), Tommaso Rocchi e Juan Pablo Carrizo (arrivati dalla Lazio per una’operazione complessiva di 750.000 euro). Anche qui, qualche cessione sanguinosa come quelle di Coutinho al Liverpool per 10 milioni e di Wesley Sneijder al Galatasaray per 7,5 milioni. A farsi le ossa in prestito, andarono Andrea Romanò (Prato) e Alfred Duncan (Livorno).

Un anno fa, queste operazioni sembravano lanciare l’Inter verso traguardi considerevoli, ma il responso del campo fu tutt’altro che positivo. La speranza dei tifosi nerazzurri è che la storia non si ripeta nel primo mercato di Erick Thohir da presidente.

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