La logica di Rodrigo

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Milano siamo noi. Ancora noi. Una gemma dell’uomo più forte in campo basta per assicurare la vittoria. Un gesto che richiama la tradizione di gol di grandi campioni. Una tradizione all’interno della quale Rodrigo Palacio ha finalmente il suo meritato posto.

Eppure sembrava che Milano ieri sera nessuno se la volesse prendere. Né il Milan di Allegri, che dopo un discreto primo tempo si ostina a lasciare i più stanchi in campo, probabilmente convinto che il derby non fosse altro che una gara di endurance equestre. Né l’Inter di Mazzarri, che, da amante del bel gioco quale si è autodefinito la scorsa settimana a Napoli, schiera una proditoria variante del modulo 10-1 col solito, unico, immenso Palacio a macinare chilometri, a differenza del più quotato dirimpettaio che trotterellava gaudiosamente tra Rolando e Juan Jesus.

Quando Mazzoleni si ricorda della no-penalty rule a carico dell’Inter, la partita sembra avviata verso lo 0-0. Poi il derby comincia e lo fa quando Mazzarri decide di sostituire un soldato dell’esercito dei mediani, il mediocremente costante Taider, per far posto a Kovacic. La stracittadina coreograficamente e tecnicamente più povera della storia improvvisamente ne guadagna in talento. Il talentino croato riceve palla e sa cosa farne, accelera, scarica, sventaglia, la manovra finalmente assume un senso e gli intermedi rossoneri non riescono a stargli dietro. Poi entra la controfigura di Kuzmanovic, che ci mette tanto impegno e poca qualità. Più tardi, sempre troppo tardi, trova il campo un’altra punta, Icardi, che contribuisce a mettere pressione sulla scadente retroguardia rossonera.

E, come spesso logicamente accade, una squadra più forte schierata offensivamente trova il gol contro una più scarsa. Di lì in poi ordinaria amministrazione: possesso palla, interventi decisi di un ritrovato Handanovic e cartellino rosso per il solito Muntari.

Nessuna magia del Natale. Solo semplice, inattaccabile logica. Milano non può che essere nostra.

Giovanni Cassese

(Twitter: @vannicassese)

 

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