I sette peccati dell’Inter di metà stagione

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Secondo l’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, l’Inter è rea di sette peccati, simbolo di un momento non troppo positivo per la squadra di Mazzarri. Il primo è sicuramente la superbia, con l’idea di essere nettamente superiore agli avversari con la stessa struttura della squadra dello scorso anno che non ha portato grandissimi risultati. In più si aggiungono gli infortuni ed il cambiamento in panchina che hanno fatto sì che le prestazioni fossero altalenanti, con belle vittorie contro le big e decontrazione totale con gli undici di media bassa classifica. Poi, la solitudine degli attaccanti, con Palacio costretto al tour de force troppo isolato in mezzo al campo, orfano dei compagni di reparto out per acciacchi vari. E’ vero che l’Inter ha il miglior attacco senza una prima punta ma a volte si potrebbe finalizzare ancora di più con un maggior sovraffollamento in area piccola. Il terzo peccato è la perseveranza, e gli stessi errori commessi in occasione delle reti subite. E’ proprio per questo che oggi Mazzarri ha parlato con la squadra, cercando subito di correre ai ripari. Poi l’attesa, di quei giocatori che non stanno dando il contributo sperato. Il primo della lista è senza dubbio Kovacic, fortemente aiutato tatticamente dalle direttive di Mazzarri ma che ancora non vede la porta.

Tra i problemi più gravi ecco che spunta l’esigenza, riferita ai pochi ricambi sugli esterni, fulcro del gioco del tecnico toscano. Con l’infortunio di Nagatomo ed il suolo Jonathan che ormai è una certezza, serve più quantità in rosa. Zanetti infatti non ha ancora i 90′ nelle gambe e nessun altro riesce concretamente a coprire ed offendere al contempo sulle fasce come vorrebbe Mazzarri. Gli ultimi due “peccati” sono il calo e la carenza: il primo riguarda un avvio di stagione esaltante dovuto anche al cambiamento della guida tecnica e poi un rendimento che diventa improvvisamente insufficiente. Il tecnico lancia continuamente messaggi e stimoli ma sta alla squadra riceverli e farne energia da mettere in campo. Infine, la carenza di leader soprattutto in difesa, reparto che non gode di qualità come gli altri.