Top&Flop dell'era Moratti: I TERZINI

Top&Flop dell’era Moratti: I TERZINI


Roberto Carlos, Douglas Maicon, Javier ZanettiNel gioco del calcio uno dei ruoli più complessi e completi è quello del terzino. Nato con compiti prettamente difensivi, oggi l’interprete di questo ruolo viene chiamato ad occupare diverse zone di campo secondo il modulo adottato, partecipando attivamente anche alla fase offensiva: una svolta epocale propiziata dalla genialità di Helenio Herrera e dalla classe di Giacinto Facchetti. Reattività, fiato e corsa sono diventati elementi imprescindibili per essere padrone indiscusso della propria fascia.

Nei diciotto anni di presidenza targata Massimo Moratti le corsie laterali sono state testimoni sia di scommesse vinte che di esperimenti falliti.

Tra i migliori, chi ha lasciato un ricordo echeggiato da mille rimpianti è sicuramente Roberto Carlos. Il brasiliano ha vestito la maglia nerazzurra per una sola stagione (1995-1996), totalizzando sette reti in 34 presenze,anche per merito di quel sinistro esplosivo che lo ha reso uno dei più grandi specialisti dei calci piazzati a livello internazionale. Dati di eccezionale rilevanza per un esterno difensivo, ma insufficienti per meritare la riconferma da parte di Roy Hodgson: il tecnico inglese lo ritenne, infatti,“indisciplinato tatticamente”,tanto da ordinarne la cessione al Real Madrid. Una stella lasciata brillare altrove che troviamo al terzo posto della nostra classifica, più per incompetenze altrui che per demeriti propri.

Chi, invece, ha avuto la fortuna di vincere e convincere è stato “Il Colosso” Maicon Douglas, a cui spetta di diritto la medaglia d’argento. Protagonista indiscusso del leggendario Triplete, l’attuale giocatore della Roma ha rappresentato una perfetta congiunzione di qualità e quantità, garantendo il proprio supporto in entrambe le fasi di gioco. Indelebile rimarrà il gol segnato a San Siro contro la Juventus: capolavoro di pregevole bellezza e importanza che, nella stagione 2009/10, è risultato essere per l’intero popolo nerazzurro uno dei passi decisivi nel cammino verso il trionfo.

Pur essendo legittimamente considerato uno dei laterali destri più forti di sempre, Maicon resta lontano dal giocatore emblema dell’era Moratti: il capitano Javier Zanetti, instancabile simbolo di una fede. Arrivato a Milano all’età di 22 anni, con il tempo ha conquistato il cuore dei tifosi e di tutti gli appassionati di calcio, arrivando ad indossare la maglia dell’Inter per ben 846 volte, un record nella storia della Beneamata. Nella sua lunga carriera è stato impiegato in più ruoli, assicurando la massima professionalità e giocando sempre per il nome che portava sul petto e nel cuore. Ha guidato la propria squadra fino al tetto del mondo, riuscendo a superare anni difficili costellati di cocenti delusioni e imbarazzanti sconfitte, sempre mantenendo con grande onore il ruolo di guida ed esempio, fuori e dentro il campo, per tifosi e compagni. Il primo posto non poteva che essere suo: Javier Zanetti è l’Inter.

Se i pezzi pregiati delle fasce nerazzurre si possono contare sulle dita di una mano, ben più numerosi sono i “cattivi” della categoria. Tra i tanti, i tifosi della Beneamata ricorderanno sicuramente Francesco Coco, la cui principale colpa è stata quella di arrivare all’Inter nell’ambito dell’operazione che ha portato Clarence Seedorf sull’altra sponda del Naviglio. Altro oggetto misterioso è stato, senz’altro, Alessandro Pistone, protagonista incolpevole di una delle più fantascientifiche operazioni di mercato: la cessione di Roberto Carlos. A quest’ultimo venne preferito il terzino italiano che, in due anni, non riuscì mai a giustificare l’incomprensibile decisione repentinamente e inspiegabilmente presa dalla società di Corso Vittorio Emanuele.

Il primato indiscusso, tra i terzini che hanno offeso la memoria dei tifosi interisti, spetta a Vratislav Gresko. Lo slovacco verrà per sempre etichettato come il principale responsabile della disfatta dell’Olimpico che, nel match contro la Lazio, costò all’Inter il tricolore del 5 maggio, una data che avremmo preferito ricordare solamente per la morte di Napoleone.

Filippo Mauro

 

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