Presidente che va, capitano che torna

Presidente che va, capitano che torna


Nonostante l’importanza dei tre punti conquistati sabato sera, Inter-Livorno non verrà sicuramente ricordata come la partita che ha permesso ai nerazzurri di dimezzare il distacco dal terzo posto, né come la gara che ha portato l’attacco di Mazzarri a eguagliare il numero di reti (29) messe a segno dopo dodici giornate dall’armata di Mourinho nella stagione 2009-10 e dall’Inter di Gigi Simoni nel ’97-98.

Le emozioni e gli applausi, infatti, sono stati tutti per Massimo Moratti, all’ultima a San Siro da azionista di maggioranza (e, forse, da presidente) della Beneamata e per Javier Zanetti, tornato in campo a 195 giorni di distanza dal bruttissimo infortunio al tendine d’Achille rimediato lo scorso 28 aprile.

Nessuno degli attori in campo si è permesso di rubare la scena agli uomini simbolo degli ultimi 18 anni della storia nerazzurra: la standing ovation della tribuna e il lungo striscione della Nord (rivedibile in qualche passaggio) hanno salutato il presidente, poi 80 minuti di calma piatta (o quasi) prima che il popolo del Meazza si risvegliasse per tributare il giusto riconoscimento al proprio capitano.

I soliti cori, qualche sgroppata per togliersi di dosso la ruggine e riecco magicamente “El Tractor” di sempre, pronto a macinare chilometri e a trascinarsi dietro gli avversari; la risposta migliore a chi – dopo il crack di Palermo – ironizzava sulle chance di un ritorno in campo. Ancora una volta Pupi ha sorpreso tutti, lavorando duro per bruciare le tappe e prendendosi solo sei mesi e mezzo per un “cambio gomme” che, solitamente, costringe colleghi anche meno navigati a pit-stop ben più lunghi.

L’ennesimo record di un campione che non si stanca mai di stupire e che continua a conservare l’entusiasmo e l’umiltà di quel lontano 28 luglio 1995, quando neanche 22enne si presentò al ritiro di Cavalese con in mano un sacchetto di plastica contenente le sue scarpette. Fu il primo acquisto dell’era Moratti e rivederlo in campo nell’atto conclusivo di questa lunghissima storia d’amore ha mitigato almeno in parte la malinconia del popolo nerazzurro.

Per un presidente che va, c’è un capitano che torna. L’unico modo per sentirsi un po’ meno orfani.

 

Alessandro Suardelli

(Twitter: @AleSuardelli)

 

 

 

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