ANALISI TATTICA Udinese Inter 0-3, luci e ombre del match del "Friuli"

Udinese-Inter 0-3, la lavagna tattica


analisi tattica Udinese InterL’Inter ritorna alla vittoria in trasferta dopo le rimonte subite contro Cagliari, Torino ed Atalanta. Lo fa senza subire reti, regalando l’inviolabilità alla porta di Samir Handanovic dopo ben sei turni (l’ultima volta risale alla vittoria tennistica sul campo del Sassuolo, ndr). Mazzarri, in partenza,  stupisce tutti stravolgendo completamente le posizioni dei suoi centrocampisti riproponendo Alvarez come mezzo sinistro, trasferendo Taider sul centrodestra e alzando la posizione di Guarin a ridosso del Trenza Palacio. In difesa, fiducia rinnovata a Walter Samuel con Ranocchia che rientra scivolando sul centrodestra al posto del portoghese Rolando. Guidolin, costretto a fronteggiare le assenze di Basta e Pinzi, si schiera a specchio con la squadra nerazzurra, scegliendo Naldo, Danilo e Domizzi dietro; Widmer, Badu, Allan, Pereyra e Gabriel Silva in mediana; Muriel a supporto di Totò Di Natale.

L’ANALISI TATTICA

COSA HA FUNZIONATO – Sull’approccio alla partita dei nerazzurri (ad eccezione della gara casalinga contro il Torino) nessuno ha mai potuto eccepire. Gli uomini di Mazzarri neanche al “Friuli” hanno sbagliato l’ingresso in gara ma, a differenza delle ultime uscite lontane dalle mura amiche, non hanno abbandonato mentalmente in anticipo la gara, riuscendo non soltanto a conservare il vantaggio ma anche ad incrementarlo. Match di spessore, di carattere, di personalità e sagacia sulla quale è chiaro il marchio impresso da un Mazzarri che ha letto bene la gara sia alla vigilia che a partita in corso. I nerazzurri sono sembrati autoritari ed hanno giocato con padronanza e maturità su un campo in cui anche la capolista Roma aveva sofferto non poco. La linea difensiva, guidata alla grande da un preciso e puntuale Samuel (sostituito poi da un ottimo Rolando), ha sofferto poco e niente, coprendo bene il campo, marcando bene zona ed avversari, garantendo diagonali e coperture. Prestazione confortante per Juan che, però, deve cercare ancora di ridurre il numero di ingenuità ed ottima prova di Ranocchia che, nonostante una posizione più pericolosa per le sue leve e per le sue caratteristiche, si è disimpegnato con grande tranquillità. La gara, però, la squadra di Mazzarri l’ha vinta in mezzo al campo grazie ad un centrocampo tanto inedito quanto perfetto. La linea mediana interista ha disputato, senza alcun dubbio, la miglior partita stagionale sia in fase di possesso che in fase di non possesso. La scelta di confermare gli interpreti dell’ottimo inizio di stagione, modificandone, però, la collocazione in campo, ha dato alla squadra equilibrio, certezze e compattezza. Ai lati di un sontuoso Cambiasso, Taider ed Alvarez hanno corso, tamponato, raddoppiato, attaccato e proposto. La cattiveria e l’organizzazione dimostrate nella zona nevralgica del campo hanno permesso alla squadra di fare sempre la partita, di imporre giocate e ritmo, di dare la possibilità alla propria linea difensiva di essere sempre schierata e di non poter lavorare a palla libera. Anche gli esterni hanno avuto la meglio sui propri dirimpettai, sovrastandoli non soltanto con corsa e spregiudicatezza ma anche con idee e qualità. Buona la prova offerta da Guarin che, come successo a Torino in situazione di inferiorità numerica, sgravato da compiti di copertura e di raddoppi, ha potuto gestire forza, inserimenti, disponibilità aerobica e quel pizzico di anarchia tattica che lo accompagna da sempre. Su Handanovic e Palacio si è già detto e scritto tanto e partite come quelle di Udine ne giustificano la presenza nella rosa dei top player della serie A.

COSA NON HA FUNZIONATO – A voler essere pignoli si potrebbe trovare anche qualche piccola ombra in mezzo a tanta luce che ha accompagnato la la vittoria nerazzurra. Sicuramente Mazzarri, che beneficia dell’appellativo di perfezionista, avrà da ridire qualcosa per non correre più il rischio di veder assopire nei suoi quella paura costruttiva, quella fame, quel voler andare oltre le proprie ambizioni che devono costituire la base di partenza per una squadra che vuole tornare ad essere grande. Il tecnico toscano, alla luce di ciò, catechizzerà a dovere i suoi uomini per la gestione di alcune ripartenze, per l’atteggiamento un pò troppo passivo dell’ultimo quarto di gara e per un pò di superficialità che ancora macchia qualche disimpegno e qualche giocata in uscita.

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