L’importanza delle due punte

Mauro Icardi due punte Atalanta-InterA Bergamo si è vista una buona Inter. Migliore di quella che, meritatamente ma con qualche episodio fortunato, aveva battuto il Verona, se si considera che si era in trasferta su un campo che è stato indigesto persino a Mourinho. Un equilibrato primo tempo, un avvio di ripresa in crescendo e poi degli ottimi venticinque minuti finali. Impossibile non notare la coincidenza con l’ingresso in campo di Icardi: la presenza di un’altra punta al fianco di Palacio ha assicurato la profondità che spesso manca al gioco di Mazzarri, che viceversa garantisce l’ampiezza. E non è la prima volta quest’anno.

Se si escludono le poco attendibili goleade con Sassuolo e Roma, outlier poco probanti ai fini di questa analisi, rimangono otto partite in cui l’inserimento della seconda punta ha praticamente sempre sortito effetti positivi, fin dalla prima giornata, quando con l’ingresso in campo di Icardi l’Inter, fino a quel momento abulica, si rende più volte pericolosa fino ad arrivare ai gol decisivi. Storia simile quella della vittoria casalinga contro la Fiorentina quando i nerazzurri più sbiaditi della stagione trovano vivacità e quindi il successo quando Guarin lascia il posto a Maurito. Ottimo, seppur poco fortunato, l’impatto del centravanti classe ’94 anche in altre tre occasioni: contro Juventus e Cagliari entra e segna l’1-0, puntualmente poi pareggiato, al primo pallone toccato, contro l’Atalanta mette a sedere Yepes e scaglia verso la porta un velenoso sinistro che si infrange sul palo.

L’altro giovane investimento di quest’estate, Belfodil, trova ancor meno spazio del suo collega ex blucerchiato, ma è altrettanto sfortunato quando a Torino manda in rete Palacio per il gol del potenziale successo, pareggiato nei minuti di recupero, casualmente (neanche troppo) su una punizione regalata da Wallace, subentrato al Trenza.

L’Inter gioca meglio con le due punte. Non è superstizione, è una genuina considerazione tattica. Oltre alla maggiore facilità con cui si trova la profondità, i moduli a due punte consentono di aggiungere un bersaglio sia per i cross di Jonathan e Nagatomo che per i passaggi filtranti di Kovacic ed Alvarez, più liberi di spaziare per il campo in un ruolo più adatto di quello di “falso diez” che li ingabbia nei cunicoli dei dintorni dell’area di rigore. In un anno di transizione con obiettivi tutt’altro che ambiziosi, in attesa di Milito, non dare lo spazio che hanno dimostrato di meritare a due giovani con potenziale su cui si è investito buona parte del budget di mercato è una scelta che lascia qualche dubbio.

Prima o poi potrebbe finire l’era del 3-6-1.

 

Giovanni Cassese

(Twitter: @vannicassese)

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