Inter-Hellas Verona 4-2, la lavagna tattica

Inter-Hellas Verona 4-2, la lavagna tattica

analisi tattica Inter Hellas VeronaDopo tre partite senza vittorie, l'Inter di Mazzarri torna a fare bottino pieno. Lo fa davanti al proprio pubblico, calando il poker al cospetto di un Verona che, in questa prima parte di stagione, si era distinto per risultati e prestazioni. Un Mazzarri stizzito, carico, quasi collerico, nella vigilia lasciava presagire che la sua squadra cercasse di stanare ed azzannare il proprio avversario sin dalle prime battute. I nerazzurri non tradiscono le sensazioni e mettono in cascina una buona vittoria che dà morale anche in vista del turno infrasettimanale.

L'ANALISI TATTICA

COSA HA FUNZIONATO - Dopo la gara di Torino che aveva visto la Beneamata sbagliare, per la prima ed unica volta,  approccio alla partita, i nerazzurri hanno iniziato subito con il piglio giusto sbloccando risultato e partita. La nuova Inter, poi, per quanto rinunciataria possa sembrare, continua a dimostrarsi una vera e propria macchina da gol. In una serata in cui le quattro reti sembrano essere più la derivazione di dinamiche episodiche o legate all'estro individuale che la logica conseguenza di un calcio totale, non si possono non notare  la regolarità e la sistematicità della pericolosità offensiva di Palacio e compagni. L'attaccante argentino, ormai, ha dato fondo a tutte le risorse di aggettivazione possibili ed immaginabili. El Trenza si riconferma, per l'ennesima volta, un attaccante straordinario in un momento della sua stagione straordinario: corre, pressa, conclude, ispira, muove la linea difensiva avversaria, apre varchi per i compagni e, soprattutto, dà la sensazione di fare sempre la cosa giusta al momento giusto. Sufficiente la prova del suo inedito partner, Kovacic, che, sebbene schierato in una posizione che ne limita il raggio d'azione, sembra essere, per qualità e caratteristiche, l'unico calciatore in rosa a saper pensare con genialità sopraffina alla giocata verticale ed in profondità. Ottima prova del centrocampo, con Cambiasso abile nei panni del direttore d'orchestra, Guarin sontuoso nell'interpretazione del ruolo di interno destro e per la capacità di saper abbinare tecnica e potenza e Alvarez a dare quel pizzico di brio e di cambio di passo utile alla manovra nerazzurra. In generale una delle migliori prestazioni del centrocampo interista che ha frastornato e tolto certezze alla mediana di Mandorlini grazie ad un moto perpetuo che ha consentino di avere sempre le distanze giuste nelle due fasi e di avere sempre un uomo libero in zona palla. Dopo la prestazione non positiva di Torino, ottima impressione hanno destato Nagatomo e Jonathan che hanno partecipato alla manovra offensiva, hanno regalato superiorità numerica e hanno, spesso, costretto alla difensiva gli attaccanti esterni scaligeri. Buoni i movimenti a scalare della difesa (soprattutto con Rolando) con il centrale in zona palla bravo a scivolare sull'esterno e l'esterno opposto a fare la diagonale sul lato debole in modo da formare sempre almeno una linea a quattro da contrapporre al tridente offensivo veneto.

COSA NON HA FUNZIONATO - La tenuta difensiva risente ancora di qualche disattenzione più che altro individuale. Mazzarri, alla vigilia, aveva esortato i suoi ad una maggiore concentrazione e ad una maggiore cattiveria nell'applicazione di alcuni concetti impartiti e richiesti. Al Verona è bastato mettere per due volte palla addosso a Toni per realizzare altrettanti gol. In particolare, in occasione della prima segnatura gialloblu, Juan, in maniera del tutto insdisciplinata (da un punto di vista tattico), invece di assicurare e garantire la giusta copertura a Ranocchia, decide di stringere la marcatura sull'attaccante avversario sul quale aveva già prontamente accorciato lo stesso compagno, creando, in tal modo, un buco letale. Da rivedere, anche, alcuni meccanismi offensivi che dovrebbero prevedere la partecipazione di più uomini per poter aumentare soluzioni e pericolosità. Non bene, a nostro avviso, neanche Belfodil che, con il suo ingresso in gare molle e tiepido, ha fatto pesare ancor più l'assenza di Palacio, concludendo l'opera con un'inutile espulsione raccolta a gara finita per uno screzio puerile con Moras.

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