All’inizio e alla fine

delusione Torino-Inter
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delusione Torino-InterRaggiunti a pochi metri dal traguardo. Ancora una volta. Quattro punti persi fra Trieste e Torino, quattro punti che potevano essere decisivi nella lotta per l’Europa che conta, che assume sempre più le sembianze del viaggio dei sogni, quello che si immagina ogni anno e non si prenota mai. C’è una sostanziale differenza tra la partita col Cagliari e quella di stasera: stavolta l’Inter non meritava di vincere. Colpa di una gestione simmetricamente scellerata, tanto in avvio quanto nel finale, nei momenti in cui succedono gli episodi chiave.

Pronti-via il Torino domina. L’Inter, incapace di servire l’unica punta isolata, subisce ripetutamente affondi sul binario di destra, fin quando uno di questi causa il maldestro intervento di Handanovic: rigore e per lui una fin troppo punitiva espulsione. Entra Carrizo, che ipnotizza Cerci (ma l’argentino avrà modo di rifarsi…), esce Kovacic. Scelta che non convince né sul piano psicologico, né su quello tattico perché demoralizza ulteriormente lo sfiduciato Mateo e lascia Rolando e Juan Jesus in balia delle larghe trame offensive, tipiche delle squadre di Ventura. Sarebbe stato molto più opportuno un passaggio alla difesa a quattro, in cui sia il portoghese che un ancora titubante Ranocchia sono maggiormente a loro agio, con l’uscita di uno tra Cambiasso e Taider, anche oggi evanescente. Non è un caso che il gol di Farnerud arrivi sempre dalla stessa zona. Il pareggio arriva a fine primo tempo in maniera fortunosa ma l’Inter non riesce ad imbastire trame offensive.

Nella ripresa il Torino ritrova il vantaggio col subentrante Immobile, centravanti di manovra (nella perifrasi che in gergo calcistico si utilizza per identificare gli attaccanti con i piedi montati al contrario) che si trasforma in bomber di razza quando vede nerazzurro. Poi, quando finalmente Mazzarri si decide a giocarsi la carta della seconda punta, va in scena Palacio, al quale viceversa la mera definizione di “centravanti” non rende giustizia. L’argentino segna due gol solo apparentemente banali, frutto della caterva di movimenti perfetti che effettua nel corso di ogni partita, con l’aiuto del solito Padelli prima e di un brillante Belfodil poi. Non contento, El Trenza rincorre avversari, respinge palloni a un metro dalla propria linea di porta e svetta addirittura di testa sui calci piazzati avversari. Nonostante questo, Mazzarri decide di sostituirlo per inserire l’acerbo Wallace e passare, tardivamente, a quattro in difesa. Scelta che non convince né sul piano tattico, né su quello psicologico, ancora una volta. I nerazzurri non riescono ad uscire dalla propria metà campo, incapaci di servire il sempre più isolato Belfodil. Non è clima per un diciannovenne semiesordiente e l’ingenuità non tarda ad arrivare: fallo stupido al limite della propria area di rigore, traiettoria infida di Bellomo e poi Carrizo fa il resto.

L’Inter non meritava di vincere, non c’è dubbio. Ma ormai l’aveva praticamente fatto. Perché gettare due punti così?

 

Appuntamento a sabato sera a San Siro. Un appuntamento con due punte, si spera.