Nodo presidenza, nuovo CdA e quell’opzione “paracadute”: se Thohir non darà garanzie…

Moratti Thohir
Share on facebook
Share on whatsapp
Share on linkedin
Share on twitter

Moratti ThohirDopo una lunga trattativa, anche gli ultimi cavilli burocratici sono stati sistemati: gli uomini di Lazard, Four Partners, Cleary Gottlieb e Jones Day hanno lavorato tutta la notte gomito a gomito per arrivare alle firme, che sono state ufficializzate nel pomeriggio di ieri. Thohir è rimasto in Indonesia ad attendere la luce verde. Il giovane imprenditore e i suoi ricchi soci, Rosan Roeslani e Handy Soetedjo, si vogliono riservare la gloria per il cosiddetto «closing», ossia per quando il passaggio di proprietà diventerà effettivo. Venti giorni, al massimo un mese, e si presenteranno ufficialmente svelando tutti i dettagli dello storico accordo, ma soprattutto racconteranno chi sono e cosa hanno in mente.

Rispetto all’impianto generale su cui è andata avanti la lunga trattativa, nelle ultime ore sono cambiati alcuni dettagli. Intanto l’aumento di capitale sarà semplice, senza cioè i warrant previsti in un primo momento, cancellati per rendere più facile l’operazione. Inoltre i debiti dell’Inter garantiti personalmente da Moratti non passeranno subito agli indonesiani. I nuovi soci forniranno una contro garanzia e poi gradualmente rileverebbero l’esposizione. Quanto alla gestione il nuovo consiglio d’amministrazione dell’Inter sarà composto da otto persone: tre per Moratti e cinque per Thohir. Ci saranno ovviamente il patron, il figlio Angelomario e Rinaldo Ghelfi.

Per gli indonesiani, a fianco di Thohir, Roeslani e Soetedjo, siederà Thomas Shreve, l’uomo dei numeri della cordata asiatica, e un manager italiano. Le regole sono state definite nel patto parasociale che legherà le quote dei due partner, e in cui sono stati definiti pesi e ruoli nella gestione del club. “Non vediamo l’ora di metterci al servizio di questo fantastico club” ha commentato da Giacarta Thohir, parlando dalle colonne del giornale Republika, punta di diamante del suo Mahaka Group: conglomerata dei media a cui fanno capo giornali, tv, radio e siti internet, con cui l’imprenditore indonesiano ha costruito la sua fortuna, a dispetto del ricchissimo business di famiglia (20 miliardi di dollari di fatturato annuo nell’industria e nella finanza) saldamente in mano al padre Teddy e al fratello Garibaldi.

“Sono onorato che Moratti mi abbia affidato la responsabilità di guidare l’Inter in un nuovo capitolo della sua storia — ha aggiunto —, e sono molto felice per il fatto che continuerà a essere presente come mio partner”. Partner. Non è andato oltre Thohir. Il nodo della presidenza, a quanto risulta, non è stato ancora sciolto. Al momento Moratti dovrebbe restare alla guida del club fino a fine campionato. Poi sivedrà.

Di certo Moratti non farà lo sleeping partner. Il suo 30% pesa e, a norma di Codice civile, ha poteri tali sulle decisioni strategiche che Thohir non potrà muoversi troppo in autonomia. In più ci sono le opzioni «put» e «call» che se da un lato consentono a Moratti di obbligare il socio a comprare il residuo 30%, dall’altro permettono soprattutto al patron di ricomprarsi il 70% dagli indonesiani. Insomma, la marcatura resta stretta.

D’altra parte Thohir, che pure ha già messo a segno un paio di operazioni clamorose nel mondo dello sport-business (l’acquisto di una quota dei Philadelphia 76ers e della squadra di calcio di Washington D.C.), è un assoluto outsider nel calcio europeo. Dunque che Moratti si sia riservato un paracadute, più per il club che per sé, non stupisce. A questo punto bisogna solo attendere il closing e l’assemblea che sancirà il passaggio di proprietà.Una è già convocata per il 28 ottobre, ma i tempi sarebbero troppo stretti per cui servirà probabilmente un’altra assemblea, straordinaria, per dare l’avvio alla svolta.

 

 

Fonte: Corriere della Sera