Trieste irredenta

Cagliari Inter Trieste
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Cagliari Inter Trieste irredentaConquistare tre punti ben oltre i propri meriti o portarne a casa soltanto uno nonostante si meritasse il bottino pieno. E’ il bello e il brutto del calcio. E’ la settimana corta dell’Inter, da giovedì sera contro la Fiorentina al pomeriggio domenicale in casa del Cagliari a Trieste. Non è un refuso, in Italia succede anche questo.

La partita del “Nereo Rocco” per i tifosi nerazzurri è una tipica portata del pranzo domenicale all’italiana: buona, lauta ma indigesta. E’ il giorno dell’odiato turnover per Mazzarri, che ristruttura il consolidato binario di destra solitamente formato da Campagnaro e Jonathan, entrambi alle prese con noie muscolari, sostituendoli con Rolando e Alvaro Pereira, col conseguente spostamento dell’ottimo Nagatomo sulla corsia opposta a quella consueta.

I due ex Porto decidono di condividere con Guarin, oltre alla passata militanza nel team lusitano, anche una prestazione al di sotto della sufficienza. Il difensore in una sola partita si ferma non lontano dal minutaggio collezionato complessivamente nella scorsa stagione sempre alla corte di mister Mazzarri, paga l’onere di dover sostituire il miglior nerazzurro di questo primo scorcio di stagione, non fa malissimo ma è spesso distratto in marcatura su Ibarbo che fortunatamente lo grazia; l’esterno mancino è il consueto disastro e ricorda una volta di più che si poteva e doveva investire di più in quel reparto.

Ritrova finalmente spazio da titolare Kovacic che fa bene, meglio dell’ultimo Taider, molto meglio del solito Guarin ma dà l’impressione di non poter rendere al massimo nel “run and gun” di Mazzarri, che riduce l’impatto delle sue devastanti accelerazioni, ben più efficaci in un sistema più manovrato e compassato in cui i cambi di ritmo sono più disorientanti.

Piace Belfodil, che esordisce da titolare giocando bene molti palloni ma confermandosi impreciso sotto porta. Continua a piacere di più Icardi, che subentra senza praticamente toccare palla fino al momento in cui, all’ennesimo movimento perfetto da centravanti vero, mette in rete da facile posizione. Questi due punti mancano ora e rischieranno di mancare tanto. Attribuirli all’applicazione di una qualsiasi legge del contrappasso che ci punisca per aver raccolto più del seminato tre giorni fa non ci convince né consola.

Forse il gol di Nainggolan (come si dice “tu quoque” in Indonesia?) è la giusta punizione per chi ha trascorso tre mesi di calciomercato ad inseguire obiettivi improbabili piuttosto che occuparsi di soddisfare bisogni impellenti. O forse no. Non sappiamo perché abbiamo pareggiato. Sappiamo soltanto che meritavamo di vincere.

 

Giovanni Cassese

(Twitter: @vannicassese)