Icardi: “Palacio e Milito mi aiutano tanto. Tornare al Barça? Sono già in un grande club. Il mio sogno…”

Mauro Icardi intervista
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intervista IcardiIn una lunga intervista concessa al sito argentino “Mundial de Fondo”, Mauro Icardi ha parlato di Inter, di Seleccion e di tanto altro. Ecco le sue parole:

Come stai vivendo il trasferimento in un grande club come l’Inter?

“Per ora sono tranquillo. Mi sto abituando alle differenze che ci sono tra la Sampdoria e un club così forte. A poco a poco spero che le cose migliorino e vada tutto per il verso giusto”.

Che cosa ha rappresentato la Sampdoria nella tua carriera?

“Mi ha dato l’opportunità di debuttare in Serie A e di formarmi come calciatore professionista. Sarà sempre molto grato alla Sampdoria per i due anni e mezzo che ho trascorso a Genova. Un ringraziamento speciale va a Ciro Ferrara, che mi ha lanciato quando è rimasto senza attaccanti. Tutto è cominciato da lì”.

Ti ha aiutato arrivare in un club dove ci sono tantissimi argentini?

“Quando arrivi in una squadra nuova, aiuta molto trovare dei connazionali. Il primo contatto che ho avuto è stato con Pupi (Zanetti, ndr). Poi, ovviamente, parlo molto con Diego (Milito, ndr) e Rodrigo (Palacio, ndr), perchè fanno il mio stesso ruolo e possono aiutarmi di più”.

Com’è il rapporto con i tuoi compagni di reparto?

“Molto positivo. Mi aiutano durante tutti gli allenamenti e mi danno tanti consigli anche dopo le partite. E’ importante per me, perchè sono ancora giovane e posso imparare tantissimo da giocatori che hanno avuto una grandissima carriera come loro”.

E con Walter Mazzarri parli spesso?

“Sì, lui ha parlato con ognuno di noi all’inizio. A me ha detto che devo lavorare, perchè sono giovane e l’unica cosa che posso fare è lavorare se voglio inseguire i miei sogni e raggiungere degli obiettivi”.

Cosa ti ha sorpreso di più dell’Inter?

“Tutto! (sorride, ndr). L’organizzazione, il lavoro quotidiano, le persone che sono intorno a noi e ci aiutano ogni giorno. Sono le cose che mi hanno sorpreso di più perchè non in tutte le squadre funziona così”.

Che reazione hai avuto sapendo che Prandelli ti vorrebbe nella nazionale italiana?

“E’ una cosa che mi chiedono molto spesso (ride, ndr). Sicuramente è una bella cosa per un giocatore. Grazie al mio passaporto, ho la possibilità di giocare per l’Argentina o per l’Italia. Come ho sempre detto, io sono argentino e spero di giocare per il mio paese. Se poi un giorno l’Italia dovesse darmi la possibilità di giocare un Mondiale e non dovesse arrivare la convocazione da parte dell’Argentina, potrei pensarci. Ma io sono argentino e voglio giocare nella Seleccion”. 

Qualora dovessi rispondere alla chiamata azzurra, Prandelli ti ha già assicurato un posto per Brasile 2014?

“Non c’è niente di sicuro. Ma se un giorno dovessi avere la possibilità di giocare un Mondiale… insomma, sarebbe un Mondiale, non una competizione qualsiasi”.

Hai avuto un incontro con Alejandro Sabella, il ct dell’Argentina, e hai detto di aver avuto sensazioni positive. Cosa vi siete detti?

“Ho parlato con lui prima che finisse lo scorso campionato. Mi ha chiesto come mi sentivo e quali erano le mie intenzioni, perchè i rumors sulla nazionale italiana erano arrivati anche oltreoceano. Io gli ho detto che sono argentino e che il mio sogno sarebbe quello di giocare nella Seleccion. Sarebbe un onore per me vestire la maglia albiceleste. Lui mi ha detto che non poteva promettermi nulla, ma che un giorno la chiamata sarebbe potuta arrivare”.

Pensi di avere delle chance di rientrare nei convocati per Brasile 2014? E’ quello il tuo obiettivo?

“Io sono tranquillo, ma ovviamente per noi giocatori il Mondiale è un grande obiettivo. Tutti sognano di giocare un Mondiale e di vestire la maglia della Seleccion. Quindi è normale sia un mio obiettivo, ma prima devo pensare a fare bene con l’Inter e, soprattutto, a lavorare per il bene della squadra”.

Che tipo di rapporto hai con Messi?

“Bene, l’ho conosciuto a Barcellona e abbiamo parlato un paio di volte”.

Che ricordi hai degli anni trascorsi a La Masia (la struttura che ospita la cantera blaugrana, ndr)?

“Mi ha aiutato a crescere molto, anche come persona. Trasferirsi da solo a Barcellona a 14 anni non è facile. Mi hanno aiutato tutte le persone che lavoravano lì. A parte l’aspetto prettamente calcistico, è stata fondamentale la crescita dal punto di vista umano”.

Pensi che il Barcellona abbia sbagliato a lasciarti partire?

“Questo non posso dirlo io, ogni club decide cosa vuole fare. Hanno deciso di cedermi e la Sampdoria mi ha acquistato. E’ stata una cosa che hanno stabilito loro, io non posso , perché Barcellona voleva vendermi . E ‘stato qualcosa che hanno deciso loro, non posso farci nulla”.

Ti piacerebbe tornare a Barcellona in futuro?

“Non si sa mai cosa può succedere, ma adesso sono in un club prestigioso come l’Inter, che a livello mondiale è come Barcellona, Real Madrid e Milan. Sono molto contento di essere qui”.

Ti è mai passato per la testa di giocare nel Newell’s?

“Sì, non ho mai nascosto che mi piacerebbe chiudere la carriera in Argentina, perchè sono arrivato in Europa molto giovane e non ho avuto l’opportinità di giocare nel mio paese. Mi piacerebbe un giorno provare cosa vuol dire giocare nel campionato argentino”.

Quali sono le caratteristiche dell’attaccante Mauro Icardi?

“Sono un attaccante centrale, il tipico numero 9 d’area. Sono rapido e il mio punto forte è il colpo di testa. Il gioco aereo mi è sempre piaciuto tanto”.

Che differenza c’è tra l’Icardi attuale e quello di due anni fa, che non aveva ancora esordito in Serie A?

“Sono cresciuto molto e ho imparato a conoscere il calcio italiano. In Spagna non si lavora molto sull’aspetto fisico, conta di più la palla. Quando sono arrivato qui, invece, c’è stato un cambiamento radicale. Mi hanno messo subito a correre, cosa che non ero abituato a fare (sorride, ndr).

Adesso senti di essere più adatto al calcio italiano?

“Sì, grazie all’esperienza con la Sampdoria, che mi ha permesso di giocare tante partite da titolare. Però c’è sempre qualcosa da imparare per migliorare il rendimento in Serie A. Ci sono sempre nuovi ostacoli da superare”.