Palacio: “Lotta e pressing per battere la Juve. La personalità di Mazzarri si sente, Strama…”

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ITanti volti nuovi in campo e in panchina, incognite varie legate al futuro societario, tra aspettative e voglia di conferma, tra passato e presente, rimane una certezza in casa Inter: Rodrigo Palacio. Arrivato in punta di piedi e rispondendo con i suoi preziosi gol a chi guardava con scetticismo il suo acquisto, l’attaccante di Bahìa Blanca è riuscito a diventare, nel giro di un anno, tassello fondamentale della rosa di Stramaccioni prima e di Mazzarri poi, caricandosi sulle spalle il peso di un reparto offensivo privo del suo attaccante “principe”.

Nonostante la fatica accumulata in Paraguay-Argentina e la stanchezza dettata dall’estenuante volo transoceanico che lo ha riportato sano e salvo alla base soltanto nella giornata di ieri, Palacio è pronto a destreggiarsi tra le maglie bianconere per regalare un’altra gioia ai tifosi interisti nel tanto atteso derby d’Italia, giudice delle reali ambizioni della squadra meneghina.

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l’argentino si proietta verso la sfida di San Siro contro la Juventus, in programma sabato pomeriggio e valevole per la terza giornata di campionato.

Quanto è ancora distante l’Inter dalla Juventus?

“Ci sono diverse squadre più forti di noi, ovvero la Juve, il Napoli e il Milan e ci possiamo considerare più o meno allo stesso livello di Roma e Fiorentina. Vincere lo scudetto, quindi, sarà molto difficile, ma dobbiamo lottare e lavorare per quello. Dobbiamo ancora migliorare in tante cose, perchè sbagliamo ancora tanto: come Mazzarri ci dice in continuazione”.

Cosa vorrebbe rivedere dell’Inter che, lo scorso anno, vinse allo Juventus Stadium?

“Sarebbe bello avere la stessa capacità di fare esattamente la stessa partita che avevamo preparato”.

E che partita servirà?

“Dobbiamo giocarla come se fosse l’ultima. Pressing e lotta, lotta e pressing. Bisogna riuscire a non farli pensare, soprattutto Pirlo, che è la “cabeza” della squadra. Ci vuole massima concentrazione per 90 minuti, perchè quella è gente che ti punisce in un secondo”.

E’ tornato più stanco o gratificato dalla Nazionale? Com’è giocare con Messi?

“Giocare in nazionale fa sempre bene. Certo un po’ stanco sono, ma per Inter- Juve la stanchezza non esiste. Giocare con Messi è bellissimo, se non ti distrai neanche un attimo, perchè prima o poi la palla giusta ti arriva sempre, nello spazio”.

Com’è giocare con Tevez non glielo possiamo chiedere, visto che in Nazionale il posto glielo ha portato via lei…

“Però in Argentina lo vogliono ancora in tanti e, poi, ad un Mondiale ci sta che vadano anche sei attaccanti: Messi, Higuain, Aguero sono sicuri e io, Lavezzi e Tevez possiamo essere gli altri tre”.

Che consigli darà a Campagnaro, Ranocchia e Juan?

“Carlos è fantastico per come sa difendere la palla e poi girarsi come un fulmine. Ma queste cose Hugo le sa già bene”.

Cosa ha portato Campagnaro alla difesa dell’Inter?

“Hugo ha una rapidità non comune, ma questo non gli fa perdere aggressività. Un attaccante contro di lui non gioca mai tranquillo. Uno così dà sicurezza a chi gli gioca a fianco”.

Stupito dall’inizio di stagione di Alvarez?

“Ricky aveva bisogno solo di due cose: fiducia e una buona condizione fisica. Ora fisicamente sta bene e ha trovato anche fiducia: se hai quella dai il massimo, sono sicuro che crescerà ancora”.

Possiamo definirla un ‘finto nueve’?

“Sono una seconda punta, ma mi piace giocare anche così, purchè sia davvero finto e non un centravanti classico. Mi stanco meno e posso segnare di più”.

Tutti parlano di Mazzarri, ma quali sono le differenze più evidenti rispetto all’anno scorso?

“Stramaccioni è un buon allenatore, ha pagato il fatto di aver giocato tantissimo da agosto a marzo e i troppi infortuni che ci sono stati. Quando si perde la colpa è sempre dell’allenatore, ma in realtà le colpe furono di tutti. Su Mazzarri, invece, c’è da dire che nello spogliatotio si sente molto la sua personalità e in campo fa sentire la sua presenza, anche con la voce. Vuole tutto fatto al massimo, sempre. E, poi, con lui c’è più rigore tattico, Stramaccioni in questo lasciava più libertà”.

In una stagione difficile come quella passata, lei segnò 22 gol: a quanti può arrivare quest’anno?

“Preferisco farne meno e che l’Inter vinca di più. Però è anche vero che più segno e più è facile vincere, no?”

Un rimpianto?

“Aver giocato poco con Milito, il classico compagno di reparto che ti aiuta a dare il massimo. Negli ultimi tempi l’ho visto molto bene: lo aspettiamo a braccia aperte”.