Una Maravilla per Mazzarri

Ricky Alvarez Inter-Juventus
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Ricky Alvarez Inter-JuventusIn Argentina lo chiamavano Ricky Maravilla. Un soprannome conquistato ai tempi del Velez e poi progressivamente smarrito nella sua esperienza italiana. Per Ricardo Gabriel Alvarez i primi due anni in nerazzurro sono stati caratterizzati da pochi alti e tantissimi bassi. Prestazioni incolore alternate a sprazzi di talento cristallino, che gli hanno permesso (soprattutto per quanto fatto vedere in allenamento) di conquistare la stima di tutti gli allenatori che si sono succeduti sulla panchina nerazzurra nell’ultimo biennio.

E anche il “sergente di ferro” Walter Mazzarri non è rimasto indifferente alla classe del centrocampista argentino, come dimostra l’elevato minutaggio che il tecnico toscano gli ha concesso in questo precampionato. Da interno di centrocampo o da trequartista/seconda punta alle spalle di un unico riferimento offensivo, il numero 11 interista ha offerto prestazioni convincenti, ripagando la fiducia concessa e confermando la crescita evidenziata nell’ultimo scorcio della passata stagione. Anche ieri, nella “finalina” della Guinness International Champions Cup contro la Juventus, Alvarez è stato uno dei migliori in campo (se non il migliore).

Al di là del tap-in che ha permesso ai nerazzurri di portarsi momentaneamente in vantaggio, Ricky ha svolto un ottimo lavoro di raccordo tra centrocampo e attacco, dimostrandosi fondamentale nelle ripartenze della squadra e dando un supporto costante a Palacio; scatti, dribbling e tanta qualità nella sua prestazione. Mazzarri ha fatto capire di essere molto soddisfatto del suo lavoro, ragion per cui l’ipotesi di un addio – che con l’esonero di Stramaccioni sembrava scontato – appare sempre più improbabile.

Potendo agire sia come mezz’ala (in alternativa a Kovacic) sia alle spalle di un’unica punta, Alvarez ha tutte le carte in regola per diventare un jolly prezioso per la nuova Inter. I segnali sono positivi, ora tocca a Ricky compiere il passo decisivo per scrollarsi di dosso l’etichetta di promessa incompiuta e riconquistare il soprannome che lo aveva accompagnato nei primi passi della sua carriera.