INTERVISTA Mazzarri: "Ripartiamo dal 9°posto. Non sono un duro, ma..."

Mazzarri si confessa ai microfoni di Sky: il progetto Inter, il rapporto con Moratti e tanto altro ancora…


intervista Mazzarri PinzoloDurante la trasmissione “Speciale Calciomercato” in onda su Sky SportWalter Mazzarri ha parlato della sua nuova avventura sulla panchina nerazzurra, iniziata ormai da più di una settimana. Ecco le sue parole:

E’ l’ambiente che Walter Mazzarri si aspettava quello che ha trovato finora?

“Sapevo che l’Inter era una Società ben organizzata e con una storia importante, ma devo ammettere che ad oggi mi sono trovato molto meglio di quanto già potevo pensare. Dai collaboratori che ho trovato, dal presidente, da tutti le componenti della Società sono stato accolto nel migliore dei modi, ma soprattutto dalla gente. Come ho già avuto occasione di dire, in questi quattro anni con il Napoli ho cercato – come è normale che sia – di rendere la vita difficile a chiunque e l’ho fatto anche con l’Inter. Ci sono state tante battaglie sportive e quindi quello che mi ha stupito di più è stato il grande entusiasmo che ha la gente verso di me dopo che sono stato avversario per diversi anni”.

Quando vedremo in campo l’Inter di Mazzarri?

“Il tempo è tiranno, ora come ora non sono in grado di dirlo, di dare una data precisa. Di sicuro, memore della mia esperienza, un po’ di automatizzazione ci vuole e nelle amichevoli non penso che ci possa essere già quello che io mi aspetto. Se poi i ragazzi mi vorranno fare una sorpresa e fare già prima tutto quello che chiedo, sarò ben contento. Però, ripeto, un po’ di tempo ci vuole”.

Mazzarri è arrivato nel momento giusto in una grande o considerato quanto fatto in carriera si aspettava di arrivarci prima?

“Io guardo sempre avanti, non mi pongo queste domande: se sono stato chiamato ora è perché era giusto così. Sono contento e credo che la grande soddisfazione che un nuovo allenatore possa avere sia arrivare per meriti acquisiti sul campo in un club di un certo tipo. Credo che ci si debba guadagnare quello che otteniamo e sono orgoglioso di averlo fatto nel migliore dei modi, partendo dal basso, e pian pianino mi sono stati riconosciuti meriti e sono salito sempre più in alto”.

A essere maliziosi si potrebbe dire, Mazzarri è arrivato in un momento in cui peggio dell’anno scorso non si poteva fare quindi ha tutto da guadagnare.

“Credo che l’unico vantaggio di questa situazione è che i ragazzi, che c’erano anche l’anno scorso, saranno motivatissimi, saranno carichi per ribaltare un’annata che non è in linea con il blasone e l’importanza dell’Inter. Ho trovato ragazzi, ci tengo a dirlo, molto motivati, molto disponibili, anche perché a loro stessi non è andato giù quello che è successo, quello che ha fatto l’Inter l’anno scorso”.

Che cosa le ha chiesto Massimo Moratti quando le ha affidato l’Inter?

“Mi ha detto ‘Ho chiamato lei perché ho bisogno di un allenatore come lei’. In 12 anni di carriera, i presidenti, gli addetti ai lavori, sanno benissimo il modo di lavorare di un allenatore, soprattutto a certi livelli. Questo a me ha dato tanto entusiasmo. Come voi che mi avete seguito sapete, io quest’anno avevo anche il dubbio – se non avessi trovato un progetto, un qualcosa che mi stimolasse – di restare fermo per qualche mese. Quando il presidente mi ha detto queste parole, mi è venuta proprio l’adrenalina addosso e la pelle d’oca di partire subito perché era questo che volevo sentirmi dire da un presidente così importante come Moratti”.

Due giocatori come Javier Zanetti ed Esteban Cambiasso hanno detto che l’Inter aveva bisogno di un uomo forte. Perché un gruppo, tra l’altro formato da gente che ha vinto tutto, aveva bisogno di un uomo forte?

“Questo non devo dirlo io. Io credo di avere un modo di lavorare che credo si possa definire autorevole, non autoritario. Lascio spazio ai giocatori ma è importante che capiscano da subito che per me i ruoli sono fondamentali. Il rispetto dei ruoli al primo posto. Se hanno detto così – visto che sono ragazzi responsabili, sono campioni, sono persone, non più ragazzini – dovete chiederlo a loro. Non voglio intromettermi in discorsi che non faccio io”.

Le piace l’etichetta di ‘duro’?

“Non credo di essere un duro. Ho iniziato la mia carriera cercando di essere una guida sicura per i miei giocatori, uno su cui possano sempre fare affidamento. E poi io vorrei essere considerato, come è accaduto finora con i giocatori che ho allenato, un giusto”.

C’è qualcuno che la sta sorprendendo in questi primi dieci giorni di lavoro?

“Il gruppo. Da lontano mi ero fatto l’idea che ci potesse magari essere qualche problema, anche sentendo quello che voi stessi divulgavate. Al contrario ho trovato ragazzi vogliosi, seri, motivati, un gruppo che non ha paura a sudare, che cerca di sopportare i grandi carichi di lavoro che in questa settimana il preparatore ed io abbiamo proposto. Quindi è questa la bella sorpresa, la notizia che posso darvi. Per un allenatore è questo che conta”.

I giocatori arrivano da una stagione negativa, c’è una scommessa intrigante da vincere? Su un giocatore particolare?

“Chi mi conosce, chi ha seguito un po’ gli allenamenti, sa benissimo che non mi pongo limiti, che lavoro a 360 gradi. Una delle cose che dico ai miei giocatori quando li incontro a quattr’occhi, a Zanetti, Cambiasso, Milito, giocatori che hanno vinto tutto, è ‘ragazzi, pensate che si può sempre migliorare qualcosa’. L’ho detto a loro, figuriamoci cosa dico agli altri. Questo è il principio che porto da sempre e voglio trasmetterlo anche qui all’Inter, come ho fatto nelle altre squadre”.

Perché Ezequiel Schelotto, alla luce della carenza di esterni, è stato escluso ancora prima di iniziare il ritiro e non è stato valutato qui?

“Questa è stata una scelta ben ponderata in base alla rosa. In base al numero di giocatori, a chi dovevamo mettere in certi ruoli e a come lavoro io, si è pensato così, che fosse la soluzione più giusta, non togliendo comunque meriti al ragazzo che ha dimostrato in serie A di essere egualmente un buon giocatore”.

Quando ha lasciato il Napoli cercava una Società in cui avere più libertà di azione, in cui fare magari il manager all’inglese?

“Con tutti i presidenti, in tutte le società che ho allenato – e questo è un mio grande orgoglio – ho avuto tutto lo spazio che mi ha detto Moratti posso avere qui. Quando io vado a firmare un contratto, la Società mi dice quello che vuole ma io sono sempre stato chiamato perché ho fatto bene l’anno precedente, quindi ho avuto sempre forza contrattuale e ho potuto dire le mie ragioni, perché avevo già dimostrato con i fatti quello che c’era da dimostrare. I presidenti sapevano che quando Mazzarri firma, con Mazzarri si fa così. Io ho sempre fatto quello che dovevo fare, quello che compete a un allenatore, né di più né di meno. Non voglio ora, e non l’ho mai fatto nemmeno prima, prevaricare, fare qualcosa in più di quelle che sono le competenze di un allenatore”.

Le ha mai fatto notare Moratti che gli unici allenatori che hanno vinto lo scudetto con lui avevano il cognome che inizia per M?

“L’ho letto sui giornali. Dico la verità, quel pizzico di scaramanzia, quelle cose che si dicono, che fanno folklore, son belle, ma io ho sempre puntato sul lavoro. Io dico sempre che il calcio non è una scienza esatta ma ha bisogno della scienza. Più ti avvicini alla scienza e più hai la possibilità di fare bene le cose e ottenere risultati. Questo è il mio credo da sempre. Poi è chiaro che quando le cose vanno bene magari si pensa anche ad altre piccole sfaccettature, ma lasciano il tempo che trovano”.

Tre motivi per cui l’Inter dovrebbe impensierire la Juventus?

“Intanto vorrei, come ho già detto a questo gruppo e come sono abituato a trasmettere sempre ai giocatori, far sapere che voglio che in ogni partita con noi sia dura per tutti fare risultato. E questo vale anche per la Juventus e per tutte le grandi squadre di questo campionato”.

Con l’arrivo di Carlitos Tevez si sono spostati ancora di più gli equilibri?

“Minimo 6-7 formazioni, comprese Fiorentina e Lazio, quest’anno alla griglia di partenza partono molto vicino. Non si sa chi ha più valori, chi può far meglio, tutto dipenderà da come si lavorerà sul campo, da come si riuscirà a far sì che i valori tecnici vengano valorizzati in modo esponenziale o meno. Credo che oltre alla Juventus ci sia, come potenzialità economiche grazie ai quattro anni passati, anche il Napoli, che se vuole può avere qualcosa in più delle altre. Insieme alla Juve”.

Quindi è impossibile per l’Inter di Mazzarri a bocce ferme…

“La parola impossibile per me non esiste. Io dico ad oggi, secondo quelli che sono normalmente i parametri del calcio come mercato, ingaggi, rosa, il campionato fatto in precedenza – l’Inter è arrivata nona, da lì partiamo. Poi però partono il progetto tecnico, il lavoro sul campo, le sinergie, che possono poi fare la differenza, che possono portare un club – magari a detta di qualcuno in quinta, quarta, sesta posizione – a sorprendere tutti ed arrivare prima degli altri. Questa è la speranza di quelli che sulla carta magari all’inizio hanno qualcosa in meno. Io credo che in generale chi vede le squadre di Mazzarri – soprattutto il pubblico e la gente che non hanno interessi a dire male o bene per partito preso – abbia sempre detto che fanno divertire, che fanno un calcio propositivo, che ha incuriosito addirittura club come il Bayern, il Barcellona, e si è posto all’attenzione europea, oltre che italiana. Ma vedremo, alla fine contano i fatti e i fatti se vogliamo sono anche riscontrabili”.

Perché i suoi attaccanti segnano sempre così tanto?

“Perché giochiamo male, perché le mie squadre giocano male… (sorride, ndr)“.

Visto che c’è solo il campionato quest’anno, come pensa di far crescere Icardi e Belfodil, se Milito e Palacio staranno bene?

“Sulla crescita si potrebbe dire qualsiasi cosa. La crescita dei giovani è in rapporto alla crescita vera, cioè dei valori tecnici che aumentano, ma anche di quanto li fai giocare e di quanto quella squadra vuole arrivare nei primi posti o meno”.

Hamsik, che lei ha definito il giocatore più intelligente che ha incontrato in carriera, ha detto che non sarà facile incontrare Mazzarri ed averlo come avversario.

“Per un allenatore che fa il mestiere con professionalità, con serietà, come penso di farlo io, questa è la più bella soddisfazione e sono le vere soddisfazioni che interessano, perché poi un allenatore alla fine lo conosce bene il giocatore e se un campione, come valori tecnici e come uomo come Hamsik, dice così, mi riempie talmente tanto questo complimento che può valere un trofeo vinto. Siccome credo che come ha parlato Marek siano più o meno tutti o tanti i giocatori che parlano di me così, questo è un grande motivo di orgoglio ed è quello che mi dà la forza di continuare con entusiasmo ad allenare i giocatori. Di tutto quello che dicono gli altri sinceramente non me ne importa proprio niente, perché non sanno e parlano solo se gli conviene o meno dire una cosa o l’altra”.

Cosa deve fare Kovacic per diventare forte come Hamsik?

“Se si parla per dare titoli, per creare entusiasmo, non sono l’uomo giusto. Io dico che questo ragazzo si vede che ha delle qualità enormi, poi per diventare un campione affermato come ha fatto Hamsik deve nel tempo arrivare a dimostrare anno dopo anno che è utile alla squadra, che è un uomo che fa le giocate per la squadra. E poi, per fare un salto di qualità, un centrocampista deve anche garantire un numero di gol. Kovacic è un ragazzo in cui tutti noi crediamo, però dovrà lavorare tanto sul campo e capire certe cose che starà anche a me spiegargli”.

E’ curioso di sapere che cosa farà il Napoli senza Mazzarri e Cavani?

“A parte ora che sono all’Inter, che ho voltato pagina, che sono contento, posso dire che spero che il Napoli faccia bene, per la gente, con cui ho avuto un rapporto splendido, c’è stata tra me e loro una grande credibilità. Quando vedevo cose che non mi piacevano andavo direttamente a parlare con loro tramite telecamere e microfoni. C’è stato uno splendido rapporto, insieme abbiamo fatto qualcosa di straordinario in questi quattro anni e io ho lasciato una Società che in questo momento credo sia una delle più ricche d’Europa, perché abbiamo lavorato tanto sul campo e abbiamo fatto risultati sportivi sotto gli occhi di tutti lasciando anche un’eredità patrimoniale. Credo quindi che il Napoli possa fare solo meglio di quello che ha fatto con me, indipendentemente dal fatto che ci sia Cavani o meno, perché come sappiamo tutti Cavani è stato una risorsa importante sulla quale – se lavoreranno come dovranno lavorare – potranno fare benissimo, ancora meglio di quello che abbiamo fatto in questi 4 anni. Credo poi che Cavani il vero salto di qualità l’abbia fatto quando è venuto a Napoli e di questo credo che Edi sia riconoscente. Il merito prima di tutto è suo, però una parte di merito posso avercela anche io, i miei collaboratori e la squadra stessa che l’ha aiutato ad avere la sicurezza di un top player. Ora che ormai si è consacrato e ha preso sicurezza, può far bene anche da un’altra parte, sempre che ci sia un progetto tecnico alle spalle che lo aiuti a esprimere le proprie qualità”.

Che accoglienza si aspetta per quando andrà al San Paolo?

“Non me la pongo questa domanda, so che chi vuole bene al Napoli sa come sono state le cose e conosce anche Mazzarri. So benissimo chi mi stima. Poi è normale che ogni tifoso faccia il tifo per la propria squadra e che, nel momento in cui un allenatore che ha fatto molto bene se ne va, magari non gli vada bene, anche se ho spiegato i motivi in modo chiaro e ampio. Però, come a volte succede in questo mondo, può essere che tutto quello che ho detto venga stravolto, interpretato male o che si voglia interpretarlo male da chi ne ha convenienza”.

Benitez è l’uomo giusto per raccogliere l’eredità di Mazzarri?

“Io credo che Benitez abbia ufficialmente dimostrato di essere un buon allenatore, lui e il patrimonio calciatori che il mio staff ed io abbiamo lasciato hanno tutte le carte in regola per migliorare quello che di buono abbiamo fatto in quattro anni”.

Basta il tempo a disposizione da qui al 23 luglio per valutare la rosa o ci sarà bisogno di altre amichevoli?

“Credo che ci sia grande disponibilità da parte della Società e del presidente ad ascoltarmi. Tutto sarà da vedere dopo anche in base ai parametri che si è imposta quest’anno la Società, io devo rispettare anche questo. Cerco sempre quando vado in una nuova squadra di lavorare soprattutto per la Società cui sono legato, perché è iniziato un progetto insieme. Vedo che c’è grande sintonia, sinergia, questa è la più grande garanzia che sento di aver visto e ottenuto”.

Moratti ha detto che potrebbe prendere un top player, cosa intende Mazzarri per top player?

“Sinceramente di questo argomento non ho parlato con il presidente, perché come avete visto in questa settimana e come lui sa io voglio prima di tutto toccare con mano questa squadra, questo gruppo, i suoi valori tecnici. Ieri, dopo la partitina, ho per esempio relazionato il collaboratore del presidente e il presidente stesso sulle prime indicazioni, continuerò a farlo e di volta in volta ci aggiorneremo. Poi, in base ai dettami della Società, si vedrà se sarà il caso di intervenire o meno”.

Una promessa ai tifosi dell’Inter?

“Promesse proprio sono l’ultima persona che vuole farne, io ho parlato molto con i fatti negli ultimi dodici anni. Le parole le lascio agli altri”.

 

Fonte: inter.it

 




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