Moratti saluta Stramaccioni, ma è stata una scelta difficile

Moratti saluta Stramaccioni: scelta difficile e dolorosa, ma ormai inevitabile


Stramaccioni MorattiA volte succedono ancora, quei colpi di fulmine che ti fanno sentire il cuore in gola. È capitato a Massimo Moratti quando incontrò per la prima volta Andrea Stramaccioni, un trentaseienne romano ambizioso e sicuro dei propri mezzi. Un amore a prima vista maturato sui campi di Interello, dove Strama conduceva i ragazzi della Primavera nerazzurra verso traguardi importanti, in Italia e in Europa.

Il presidente Moratti, incuriosito da questo baldo giovane, iniziò a spiarlo durante le partite dei giovani giocatori dell’Inter. Il patron nerazzurro si godeva si le prestazioni dei vari Duncan, Longo e Livaja, ma soprattutto si dilettava ad ascoltare ciò che Stramaccioni diceva ai suoi ragazzi durante le partite. Proprio così. Moratti si appostava dietro alle panchine, cercando di capire quanto fosse profonda la conoscenza del calcio in un ragazzo più giovane di alcuni giocatori della prima squadra.

Il massimo dirigente nerazzurro, oltre a essere incuriosito dai sette gol presi a Londra contro il Tottenham nella NextGen Series poi vinta a marzo, iniziò a chiamare Stramaccioni dopo la partita con lo Sporting Lisbona di novembre. Lì scoccò la scintilla che poi spinse Moratti a consegnare le chiavi della prima squadra all’allenatore della Primavera esonerando Claudio Ranieri.

La stagione 2011/2012 di Stramaccioni si conclude con un bilancio di 5 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte, raggiungendo la sesta posizione nella classifica finale con 58 punti, guadagnando la qualificazione per i preliminari di Europa League. Poi, l’inizio confortante della stagione appena terminata, che ha avuto il suo apice nella vittoria di Torino a novembre contro la Juventus. Sembrava una storia perfetta quella tra Stramaccioni e Moratti, che si convinceva sempre più di aver trovato l’allenatore giusto per il nuovo corso.

Il resto, è storia nota. Infortuni pesanti, quintalate di assenze ad ogni partita e qualche svista arbitrale di troppo. Tutto questo sì, ma anche qualcosa che ha fatto emergere i dubbi di Moratti. Le 21 sconfitte stagionali condite da ben 81 gol subiti, non hanno certo contribuito a saldare la panchina di Stramaccioni. Le vicissitudini di una stagione disgraziata non potevano essere superate facilmente, ma perdere due volte contro squadre come Siena e Atalanta, oppure subire 8 gol nel doppio confronto al cospetto dell’Udinese, stramazzare sul suolo dell’Artemio Franchi di Firenze, non possono essere risultati ammissibili per una società come l’Inter.

Dopo la sconfitta di domenica sera contro i friulani, Moratti si è trovato davanti a una classifica impietosa, che vedeva la sua Inter al nono posto dietro Juventus, Napoli, Milan, Fiorentina, Lazio, Roma, Udinese e Catania. Poche ore fa confessava ai cronisti: “Da una parte il ragionamento che faccio è che Stramaccioni ha talento, avrà successo in carriera; dall’altra c’è questa situazione, sto pensando e ragionando per capire la cosa migliore da fare”. Purtroppo però, per allenare l’Inter il talento non basta, soprattutto se il contesto non ti permette di esprimere e valorizzare le tue idee. Proprio per questo, Moratti starebbe pensando di percorrere altre strade, per il bene dell’Inter e per il bene di Strama, che merita un ambiente disposto a scommettere incondizionatamente su di lui.

 




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