Inter, altre dodici domande

Altre dodici domande


Moratti BrancaC’è qualcosa di cui andare fieri in questa terribile stagione: i tifosi. Storicamente intolleranti alle fin troppo frequenti delusioni, negli scorsi anni hanno gradualmente imparato a vincere, nel 2013 si sono adattati a resistere. Alle sconfitte, alla sfortuna, ai torti arbitrali, alla linea societaria che avevano il sapore della presa in giro.

Loro stoicamente resistevano fino al momento in cui hanno deciso di chiedere spiegazioni con una delle contestazioni più civili che la storia del calcio ricordi: una lettera e dodici domande, esposte in forma di striscioni prima dell’ennesimo tracollo casalingo contro la Lazio. Noi approviamo e proviamo a fornire il nostro aiuto, integrando le loro richieste con altre dodici domande, rivolte a tutto l’organigramma societario interista.

Partiamo dalla pianificazione estiva. Stramaccioni voleva basare il gioco nerazzurro sulla qualità e sulla rapidità che il 4-3-3 avrebbe garantito. Perché, una volta che si è deciso (giustamente) che il tecnico romano era meritevole di fiducia, non prendere giocatori adatti alle sue idee tattiche?

Ci sta bene l’idea di ringiovanire la squadra. Quindi ci spiegate il motivo di partire dal rinnovo a cifre onerose di un ormai impresentabile Chivu?

La fragilità del rumeno e degli altri sostituti ha costretto Ranocchia e Juan Jesus a stare in campo molto più di quanto la condizione fisica del primo e la giovane età del secondo avrebbero suggerito. Nel contesto di deriva generale non sarebbe stato meglio lasciare spazio a qualche giovane dalle modeste prospettive, anche a rischio di bruciarlo, piuttosto che rischiare di ridimensionare la coppia che dovrebbe costituire l’ossatura della retroguardia nerazzurra per un decennio?

Perché non comprare un regista? Ci manca dai tempi di Pizarro, quando addirittura Mancini era costretto a defilare Veron in fascia. La straordinario talento di Maicon, che gli permetteva di fungere da regista occulto, ha colmato per qualche anno la lacuna. Ma, ora che del brasiliano abbiamo solo la brutta e tarchiata copia, chiedere al solo Kovacic di creare gioco è eccessivo e rischia di limitare l’unico vero fuoriclasse che abbiamo in rosa.

Al talentino di Linz ci siamo arrivati cedendo Coutinho. Un sacrificio necessario, così ce l’avete presentato. Lo sarebbe stato se aveste evitato di regalare una cifra simile per comprare il quasi impalpabile Alvaro Pereira?

Avete completato con i prestiti di Gargano e Silvestre una sessione estiva che altrimenti, col riscatto di Guarin e gli acquisti di Handanovic e Palacio, avrebbe potuto essere almeno sufficiente. Non avrete mica intenzione di riscattarli?

Avevate tempo per porre rimedio alla nefandezze commesse quest’estate. Perché l’unico rinforzo in attacco è stato uno scarto trentacinquenne di una diretta concorrente? Perché dare all’Atalanta in beneficenza tre milioni e mezzo e la metà di Livaja per uno che non vale la metà di Garritano?

Evidentemente c’è qualcosa che non va all’interno della società. Possibile che l’unico ad assumersi responsabilità davanti ai microfoni sia stato Stramaccioni? Chi decide? Chi è responsabile? Perchè non scegliere un unico uomo forte in società invece di assegnare svariate cariche col Cencelli?

C’è un calciatore che tristemente rappresenta al meglio la stagione nerazzurra: Joel Obi. Depositario di corpose speranze a inizio anno, scomparso nel vortice degli infortuni dopo averci illuso per qualche settimana. Che fine ha fatto Obi?

Preparatore atletico, medici, fisioterapisti: qualcuno dovrà rispondere di tutti gli infortuni che hanno martoriato l’annata interista. Perché non sono mai stati rispettati i tempi di recupero?

Non cerchiamo colpe, solo responsabilità. Tifare non può essere solo resistere.

 

Giovanni Cassese

(Twitter: @vannicassese)

Copyright © 2015 Cierre Media Srl