Napoli vs Inter analisi tattica: luci e ombre dello scacchiere neroblu

Napoli-Inter, la lavagna tattica


Lavagna tatticaNel giorno in cui i rivali storici della Juventus si aggiudicano aritmeticamente il secondo tricolore consecutivo, l’Inter subisce la seconda sconfitta consecutiva (la quattordicesima stagionale).

Gli auspici della vigilia, considerate le defezioni in organico, non lasciavano presagire nulla di positivo anche se sia Moratti che Stramaccioni avevano cercato di mantenere alta la guardia per difendere orgogliosamente il blasone e la dignità di una squadra depressa dagli eventi e frustrata dall’oggettività dei numeri e del destino avverso.

L’undici nerazzurro che fa visita al Napoli si schiera a specchio con gli azzurri di Mazzarri, pur con un deficit tecnico e di automatismi che, alla lunga, si rifletterà sull’andamento della partita.

Infatti, mentre Stramaccioni è costretto ad inventarsi modulo, ruoli, uomini, dovendo agire quasi più da prestigiatore che da allenatore, il tecnico toscano può contare su una macchina perfetta che, dopo anni di lavoro certosino, esprime a memoria un copione recitato senza soste e senza esitazioni.

L’ANALISI TATTICA

COSA HA FUNZIONATO – Un’altra giornata di campionato, per fortuna, è andata e se per molte squadre è tempo di conti alla rovescia, nell’affannosa e spasmodica rincorsa verso traguardi e piazzamenti, per l’Inter è una corsa contro il tempo per porre fine ad un’agonia quasi straziante che sta assumendo contorni paradossali e grotteschi. La fine di questa tormentata stagione si avvicina e con essa la possibilità di intravedere un barlume di luce dopo aver giaciuto inermi in un buco nero senza precedenti. Andare sotto nel risultato dopo pochi minuti, per l’ennesima volta in stagione, ed essere costretti a risalire la china contro una delle squadre maggiormente attrezzate del nostro campionato avrebbe messo in ginocchio chiunque. Eppure l’Inter ha reagito, con i nervi e con la testa, offrendo una prestazione da squadra matura e di qualità, gestendo anche il possesso palla e cercando di rispondere colpo su colpo alle offensive di un Napoli che in questa stagione ha battuto il suo record assoluto di punti. Una prestazione, a tratti, da libro Cuore con Guarin (a cui deve aver giovato la sosta forzata) ed Alvarez a recitare, con esito incoraggiante e più che positivo, il ruolo di attaccante. Forse proprio nell’emergenza Stramaccioni trova la fonte a cui attingere per regalare un volto inconsueto e soluzioni incisive ad una squadra che alla fine lascia sudore ed anima sull’erba del San Paolo. Ottima, per ampi tratti del match, la prestazione di un Kovacic che sta concludendo la stagione in netto progresso ed in crescendo. A stupire soprattutto la personalità con la quale il giovane talento croato si assume la responsabilità di fare gioco, di aumentare i giri della manovra nerazzurra, di rischiare la giocata non ordinaria, di dettare i tempi delle verticalizzazioni, anche in stadi tra i più caldi d’Italia.

COSA NON HA FUNZIONATO – La difesa interista e la fase difensiva degli uomini di Stramaccioni, che nella gestione Mourinho erano paragonabili ad una linea Maginot invalicabile ed impermeabile, ancora una volta si sono rivelati alquanto rivedibili. Fare paragoni o paralleli è un esercizio inopportuno oltre che indelicato, ma che dal Triplete in poi l’Inter, per scelte tecniche e caratteristiche, abbia smarrito equilibri, compattezza e solidità è un dato incontestabile. L’azione della prima marcatura napoletana ha smascherato per l’ennesima volta tutte le contraddizioni di un’Inter che ha subito grappoli di reti in una maniera che, a posteriori, può ben definirsi evitabilissima. L’errore di concetto che ha portato alla prima segnatura di Cavani è da bollino rosso e rimanda alla cura di alcuni fondamentali che si interiorizzano già ai tempi delle scuole calcio. In troppe occasioni, la smarrita e poco concentrata retroguardia nerazzurra ha concesso reti per mancanza di copertura, per la disposizione troppo piatta dei centrali, per la mancata applicazione del controllo visivo attivo e per l’attitudine a concentrarsi troppo sulla palla e troppo poco sulla posizione dell’avversario e del compagno di reparto. A far soffrire particolarmente l’Inter, poi, è stata la posizione tra le linee assunta soprattutto da Pandev ed Hamsik e la sistematica ricerca, da parte dell’undici di Mazzarri, del gioco in verticale. Male anche la gestione delle corsie esterne dove sia Jonathan che Pereira sono stati presi in mezzo ed hanno subito la superiorità numerica creata dagli azzurri. Superiorità numerica che, anche in conseguenza dei raddoppi interni delle mezz’ali interiste, hanno portato i centrali difensivi ad uscire fuori zona ed a muovere continuamente e pericolosamente la linea.




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