Rendimento mediocre, infortuni e topiche arbitrali: dopo il 3-1 alla Juve, l'Inter si è smarrita

Rendimento mediocre, infortuni e topiche arbitrali: dopo il 3-1 alla Juve, l’Inter si è smarrita


Inter polemiche proteste arbitriOggi, ripensando alla sera del 3 novembre 2012, ci rendiamo conto che in quella nottata l’illusione aveva preso il sopravvento: la Juve era crollata nella propria tana sotto i colpi di Palacio e Milito, abili a ribaltare il gol iniziale di Vidal dopo neanche un minuto di gioco, figlio di un evidente fuorigioco di Asamoah non segnalato; ci eravamo illusi di essere tornati competitivi dopo un anno passato tra i fallimenti di Gasperini e Ranieri, di essere tornati più forti di tutto e di tutti, comprese le sviste arbitrali.

Ripensandoci bene, a due giorni dal K.O. interno con l’Atalanta, che allontana definitivamente i sogni di terzo posto, con conseguente ingresso in Champions League, era stata una mera, ma affascinante illusione: le statistiche post derby d’Italia parlano chiaro, con 9 sconfitte in 20 partite, praticamente la metà, a cui si sommano 33 gol subìti e 29 fatti. In buona sostanza, i nerazzurri hanno avuto un rendimento molto mediocre e solo l’inizio sprint ha permesso loro di restare costantemente in corsa per la zona Champions, ormai tramontata sotto i gol di Denis e i “regali” dell’arbitro Gervasoni.

Parlavamo di illusioni: oltre a credere di essere tornati la squadra top di qualche anno fa, avevamo pensato di essere più forti delle incertezze arbitrali, se così possiamo chiamarle, che ci avevano penalizzato nella gara di Torino (oltre al gol in fuorigioco, era evidente l’espulsione di Lichtsteiner a metà del primo tempo).

Da quel trionfo in poi, le 20 partite con protagonisti i nerazzurri milanesi sono state un susseguirsi di topiche della classe arbitrale: se già ci furono dubbi sul contatto Silvestre-Maxi Moralez la domenica successiva a Bergamo, le perplessità si evidenziarono con i mancati fischi di penalty abbastanza lampanti, per non dire solari, dal fallo di Astori su Ranocchia in Inter-Cagliari a quello di Chiellini su Cassano due settimane fa, fino al non plus ultra con il presunto mani di Samuel su Denis domenica sera.

Sia chiaro, le “colpe” dell’amara stagione interista non sono solo da attribuire agli arbitri: una campagna acquisti deficitaria, soprattutto nel mercato di gennaio, ha costratto l’allenatore a “improvvisare” spesso modulo e undici titolari; inoltre la squadra, colpita da infortuni a raffica, non sempre ha brillato per condizione fisica e tenuta mentale, collezionando risultati deludenti, vedi i due K.O. con il Siena o quello interno con il Bologna, più che evitabili.

Non possiamo, ma soprattutto non dobbiamo accusare solo e unicamente gli altri: le proverbiali ghiotte occasioni sono capitate in più circostanze, ma spesso l’ingenuità e una buona dose di sfortuna, specie quando si parla di infortuni, non hanno consentito agli uomini di Strama di fare il definitivo salto di qualità, finendo per rendere anonima questa stagione.

Visto che ieri il capitano Javier Zanetti ha ribadito come l’Inter sia diversa dalle altre squadre, vogliamo essere fieri di questa diversità e staccarci dalla massa: sarebbe ingiusto mettere “la testa sotto la sabbia” e far finta di non vedere che ci sono stati errori sia societari, dal primo all’ultimo nessuno escluso, sia al di fuori dell’ambiente Inter.

Se è vero che le somme si tirano a fine stagione, è giusto che a maggio ognuno si prenda le proprie responsabilità, che sia esso un membro a libro paga dell’Internazionale Football Club Milano o una persona facente funzioni di arbitro di calcio.

 

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