Un girone in salita

Un girone in salita


Inter-Atalanta rigore DenisC’è qualcosa di già visto in ogni partita dell’Inter: andamento lento iniziale, poi un infortunio ravviva il tutto, la squadra reagisce e fa bene finchè una decisione arbitrale la affossa. Va così da tanto tempo, quantificabile con la più pratica unità di misura per i calciofili, il “girone”.

Da Bergamo a Milano, dall’Atalanta all’Atalanta. Venti partite senza un calcio di rigore per i nerazzurri nel campionato in cui Gervasoni riesce a fischiare un penalty a favore di una squadra che non sapeva neanche di poterne beneficiare. Eppure “la migliore classe arbitrale del mondo” ha avuto almeno una decina di occasioni, a stare stretti, per sfoderare il fatidico fischio, dal lontano fallo su Ranocchia (quando per Mauro non c’era sgambetto, ndr) allo scadere di Inter-Cagliari fino al più recente intervento di Chiellini su Cassano contro l’implacabile capolista Juventus. Questo Truman Show che è la stagione nerazzurra intanto miete delle vittime.

In primis Stramaccioni, lo sherpa di questa stagione nerazzurra sempre più in salita. L’Inter non vale il terzo posto, non quella attuale, falcidiata dagli infortuni. Attualmente occupa la posizione che vale. Eppure, al netto di inaccettabili errori arbitrali, sarebbe tranquillamente in corsa per il terzo posto. A maggior ragione se si considera che chi occupa ora quella preziosa posizione ha ricevuto dagli arbitri tutto quello che è mancato agli uomini di Stramaccioni, che vede ridimensionato il suo lavoro su una squadra che rende nettamente oltre le proprie possibilità. Il merito del tecnico romano sta nell’avere conferito ai vari undici in campo, di volta in volta inediti, l’unico rigore per cui non tocca dipendere dai pagliacci col fischietto, quello tattico. Una squadra che viaggiava a ritmo di scudetto fino alla gara di Torino (quella in cui ci siamo illusi di aver assistito al non plus ultra dello scandalo arbitrale) si è ritrovata prima senza scudo difensivo, ora spuntata, perennemente monca a centrocampo, eppure sta sempre in campo mirabilmente e troppo spesso cade per errori dei singoli. Che non di rado vestono maglie diverse da quella nerazzurra.

Troppi martiri anche tra i giocatori che, estromessi di forza dalla lotta all’Europa che gli compete, meriterebbero almeno il premio di consolazione della coppa nazionale. Dal giovane Kovacic, che esce dal campo con l’aria incredula di chi – pur venendo da una nazione in cui non hanno “la migliore classe arbitrale del mondo” – non ha mai visto niente di simile, ai vecchi Cambiasso, Zanetti e Samuel che hanno ancora la forza, mentale più che fisica, di essere i migliori in campo. Passando persino per Rocchi e Alvarez, che vedono andare in fumo la loro serata di gloria per lasciar spazio alla presenza più ingombrante di Gervasoni.

Ma le vittime principali rimangono loro. O meglio, voi. O meglio ancora, noi. Tifosi inermi dinanzi alle sciagure arbitrali. Come troppo spesso ci è capitato. Come speravamo che non accadesse più.

A MARGINE

Tuttosport: “Gervasoni 5.5 – Molti dubbi sul mani di Samuel…”

Siamo un popolo senza speranza.

 

Giovanni Cassese

(Twitter: @vannicassese)

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