Sampdoria-Inter, la lavagna tattica

Sampdoria-Inter, la lavagna tattica


Lavagna tatticaVittoria preziosissima, per il morale ancor più che per la classifica, quella ottenuta dagli uomini di Stramaccioni sul difficile campo della Samp. L’Inter mantiene vive le proprie speranze europee ed allontana la paura di veder frustrate con largo anticipo le legittime aspirazioni di inizio stagione. Il mister presenta una squadra coriacea, compatta, da combattimento al cospetto di una compagine blucerchiata sempre più solida e con le idee chiare. I nerazzurri capiscono fin dalle prime battute che non è l’occasione di usare il fioretto e, con umiltà quasi provinciale (nell’accezione positiva del termine), sfoderano la sciabola, mettendo in campo cuore, grinta e muscoli. Al 3-5-2 dinamico di Delio Rossi, Stramaccioni contrappone un 4-3-1-2 di sostanza che, con un pragmatismo d’altri tempi, porta a casa tre punti d’oro senza dar vita ad uno sforzo notevole.

L’ANALISI TATTICA

COSA HA FUNZIONATO – In primo luogo l’atteggiamento della squadra e la continuità di concentrazione. Una vittoria da formazione esperta, quasi navigata, che non molla di un centimetro su un campo ostico ed in un ambiente caldissimo. Da lodare la solidità di una difesa che torna a non subire reti e non concede particolari sbavature. Sugli scudi il solito impeccabile Handanovic che, a pieno titolo, si candida con prepotenza a ricoprire un ruolo di primissimo piano nella classifica dei migliori portieri al mondo. L’estremo difensore sloveno, dopo qualche errore di lettura contro la Juventus, non ha sbagliato praticamente niente. Davanti al portiere ex Udinese ottima l’impressione destata dalla coppia Ranocchia-Juan Jesus, con il giovanissimo difensore brasiliano autore di una partita sontuosa. In mediana ad emergere, per qualità e sapiente regia, è stato il solito Mateo Kovacic. Il gioiellino croato, che qualcuno aveva addirittura accolto con ilarità da “bar dello sport”, sta dimostrando, gara dopo gara, di meritare ampiamente l’investimento fatto dalla società nerazzurra. L’erede designato di Boban cresce a vista d’occhio ed ha destato un’ottima impressione contro un centrocampo di buon livello anche per la sua insospettabile incisività in fase di interdizione. La palma di man of the match va, senza ombra di dubbio, al Trenza Rodrigo Palacio che continua a segnare con una regolarità disarmante. L’ex di Genoa e Boca sta facendo il pieno di complimenti per come si sta esprimendo al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Nonostante una stagione nerazzurra in chiaroscuro, l’argentino sta impressionando per qualità di prestazioni, freschezza atletica, spirito di sacrificio e padronanza tecnica. Il numero 8 interista fa sentire meno l’assenza del Principe Milito, prendendosi la responsabilità di risolvere le partite quasi da solo.

COSA NON HA FUNZIONATO – L’involuzione di Fredy Guarin comincia ad essere preoccupante. Molto probabilmente Stramaccioni non riesce ancora a liberare il colombiano dai gioghi, psicologici o tattici, che lo attanagliano. La sensazione è che in alcune partite il “Guaro” cerchi reiteratamente la giocata decisiva in maniera inopportuna e testarda, anche perchè le distanze in larghezza ed in lunghezza tra i centrocampisti e tra la linea mediana e gli avanti nerazzurri non sembrano sempre impeccabili. Anche contro la Doria il centrocampo interista non ha brillato particolarmente per dinamismo e ritmo, schiacciandosi troppo frequentemente sulla difesa e allungando, di conseguenza, la squadra. Nello specifico, gli intermedi di centrocampo hanno badato prevalentemente a fare densità dietro la linea della palla e ad assicurare le dovute coperture, dedicandosi poco alla costruzione della manovra offensiva. La conseguenza naturale è stata la pochezza di soluzioni negli ultimi 30 metri ed un calcio scarsamente fluido ed armonico. In alcuni frangenti occorrerebbe aggreddire ed attaccare con maggiore coraggio e, soprattutto, con uno spirito più votato alla coralità.

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