Tanti colpevoli e pochi superstiti: a giugno si profila una mezza rivoluzione in casa Inter

delusione Parma-Inter
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delusione Parma-InterDa un po’ di mesi a questa parte molti si chiedono quale sia la vera Inter: quella d’inizio campionato che è arrivata a espugnare lo Juventus Stadium o quella che, nel recentissimo passato, è incappata in sciagurate sconfitte contro squadre ampiamente abbordabili? Come in tutte le cose, la verità sta nel mezzo e quando ci sono annate storte come questa, le colpe vanno distruibuite.

Il mercato di gennaio ha privato la squadra di elementi come Sneijder e Coutinho, ma le loro cessioni non devono essere una scusante, in quanto le vittorie migliori sono arrivate anche senza di loro, soprattutto dopo l’infortunio dell’olandese a Verona contro il Chievo. Diverso il discorso del cambio Rocchi-Livaja: partendo dal presupposto che la società non avrebbe potuto prevedere l’infortunio di Milito esattamente pochi giorni dopo la chiusura del mercato, quello che molti tifosi non capiscono è cosa abbia spinto una società che dice di puntare sulla linea verde a sacrificare un giovane di  prospettiva per arrivare a Schelotto (di certo non Dani Alves), sostituendolo, poi, con uno degli attaccanti più anziani e meno in forma del campionato, ovvero Tommaso Rocchi. Come ha ricordato ieri Strama, l’attaccante veneto è stato preso per sei mesi come quinta punta, e adesso, complice l’infortunio del Principe e la cessione del baby croato, si ritrova ad essere il terzo attaccante, addirittura unica alternativa se si utilizza un modulo con due punte.

Il tecnico romano non è del tutto esente da colpe e i continui cambi di modulo, con il conseguente adattamento di giocatori fuori ruolo (vedi Guarin trequartista e Benassi esterno offensivo) ne sono la dimostrazione. In molti si chiedono cos’avrebbe potuto fare di diverso l’ex allenatore della Primavera: a livello tattico, visti gli infortuni che stanno tormentando la rosa, probabilmente nulla e la pochezza dell’attacco fa sì che le lacune della squadra, soprattutto quelle tecniche, emergano con più facilità. La rosa è priva di un centravanti vero e proprio e l’utilizzo di uno tra Cassano e Palacio, da soluzione temporanea, si è tramutata in opzione obbligata da qui a fine stagione.

Un altro elemento su cui si focalizza l’attenzione, mediatica e non, riguarda i cosiddetti “senatori, ossia quei giocatori che, negli ultimi anni, hanno scritto la storia dell’Inter a suon di trofei e scudetti, ma che, ora come ora, accusano la fatica di mille battaglie; molti di loro sono ancora titolari nonostante la carta d’identità sia impietosa e le gambe accusino i segni di (fisiologico) cedimento.

Anche in questo caso la dirigenza è parzialmente responsabile, in quanto una società seria che punta a primeggiare in Italia come in Europa non può far conto su giocatori ultratrentenni e logori da anni, ma, se proprio non può fare a meno di tenerli, sia per esperienza che per un senso di “gratitudine”, inizia ad accantonarli pian piano in modo che siano solo un valore aggiunto dell’organico, non un punto cardine.

A onor del vero, chi è stato chiamato a sostituirli non si è dimostrato all’altezza, costringendo l’allenatore a spremere gente come Zanetti, Cambiasso e Samuel per dare alla squadra un equilibrio che gli altri non erano in grado di fornire.

Nella giornata di ieri, il direttore della area tecnica Marco Branca ha dichiarato che c’è già un’idea per l’Inter che verrà, anche se un’eventuale qualificazione alla Champions (ipotesi, a oggi, ben più lontana dei 4 punti che separano i nerazzurri dal terzo posto) darebbe più possibilità d’agire, in primis per i contanti freschi che la competizione porterebbe e in secondo luogo per l’appeal che la società avrebbe verso i potenziali acquisti.

Con lo spettro di una “rivoluzione di giugno” che si materializza sempre di più, la Beneamata è chiamata a onorare questo finale di stagione; al termine di quest’annata tormentata, i colpevoli si dovranno assumere le responsabilità di un eventuale fallimento, mentre i pochi superstiti potranno essere il punto di partenza per una nuova Inter.