Spazi stretti

Spazi stretti


Kovacic Siena-InterAbbiamo toccato il fondo. E non è un modo di dire. Sconfitti per tre reti a uno dalla squadra che staziona sul fondo della classifica. Umiliati in quella Siena che è stata punto di partenza e di arrivo del fantastico ciclo dei vincitori nerazzurri in Italia, dal facile scudetto del 2007 targato Materazzi e Mancini al primo sigillo del triplete mourinhano a firma del solito Milito.

Universi distanti, ma non troppo, uniti da un unico segno di continuità: le vittorie. Quelle che mancano oggi, a distanza di tre anni dalla più grande annata dalla storia interista. A Milano non era andata meglio: anche lì sconfitti dai bianconeri con uno scarto di due reti. Sei punti regalati che ricordano sinistramente quelli dati lo scorso anno in beneficenza a un Novara che poco aveva da chiedere al campionato.

Al “Franch”i è il momento degli esordi: il lento Kuzmanovic fa meglio del rapido Schelotto. La partita dell’italo-argentino dura quarantacinque minuti in cui inanella controlli sbagliati, un gol fallito e una serie di diagonali difensive errate, una delle quali spiana la strada al vantaggio senese. In quell’occasione è il mediano serbo a recuperare tardivamente sull’assistman Rubin, ma è l’unico errore di una gara in cui mostra doti sconosciute alla vecchia mediana nerazzurra: cambi di gioco, tempi di manovra e tiro dalla distanza. Ma non basta un buon piede a in mezzo al campo per costruire un sistema di gioco basato sul possesso palla.

Serve gente capace di attaccare gli spazi e in questo momento l’Inter ne ha soltanto due, Palacio e Nagatomo, incapaci di fare la differenza, il primo per mancanza di forma, il secondo per mancanza di talento. La manovra di gioco si sviluppa come una lenta transumanza del pallone da un giocatore fermo all’altro e l’innesto di Kovacic, che pure mostra qualche sprazzo di talento, non aiuta ad aprire gli spazi che rimangono serrati. La solidità difensiva di qualche mese fa è solo un vago ricordo: il lunatico Chivu non rende quanto l’affidabile Samuel e Ranocchia mostra sempre più difficoltà, esiliato sul fronte destro del reparto arretrato. Il ritorno alla difesa a quattro potrebbe essere una soluzione praticabile se solo in rosa ci fosse un terzino degno di questo nome. Ma non è così. La coperta è cortissima da sempre. Il freddo inverno non ha fatto altro che ricordarcelo.

Servirebbe almeno rigore, quello che alle altre contendenti negli spazi d’alta classifica, anch’essi sempre più stretti, capita di avere con maggiore frequenza. Rigore tattico, sia chiaro.

Giovanni Cassese

(Twitter: @vannicassese)

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