Toldo: "Inter Campus non è solo beneficenza. Dopo la finale di Madrid..."

Toldo: “Inter Campus non è solo beneficenza. Dopo la finale di Madrid…”


E’ stato uno dei numeri uno più apprezzati dal popolo nerazzurro, non solo per il valore dimostrato sul terreno di gioco ma anche, e soprattutto, per le qualità morali che ne hanno fatto un esempio dentro e fuori dal campo. Non a caso, Francesco Toldo, dopo essersi sfilato i guantoni, ha deciso di continuare a far parte della famiglia interista, contribuendo al progetto Inter Campus. Una scelta importante nei confronti di un’iniziativa che è stata scelta dall’Onu come “esempio di uno sport che diventa concretamente strumento di sviluppo e di pace”.

Di rientro da New York, dove una delegazione del club ha raccontato e festeggiato i 15 anni di questo splendido progetto, l’ex portierone nerazzurro ha rilasciato una bella intervista ai microfoni di calciomercato.com. Ecco le sue parole:

Che effetto fa andare all’Onu a presentare un progetto come Inter Campus?

“E’ stato un evento che ha avuto una rilevanza internazionale. L’Onu ha riconosciuto il valore di questo progetto sociale, dopo 15 anni di attività, ed è la prima volta che accade per una squadra di calcio. Negli stessi giorni, abbiamo anche presentato alla libreria di Rizzoli di New York un libro fotografico sulla storia di Inter Campus. I soldi ricavati dalla vendita di questo libro naturalmente saranno devoluti in beneficenza”.

In cosa consiste il progetto Inter Campus?

“Non si tratta solo di beneficenza, ma si tratta di dare una possibilità a migliaia di bambini di giocare, di stare insieme e di praticare uno sport. Siamo presenti in 25 paesi, ognuno con problematiche diverse, dal Chapas alla Cina, dall’Africa a Israele e Palestina. Le spese sono interamente sostenute dalla famiglia Moratti. Tengo a precisare che non si tratta di scouting per l’Inter: noi facciamo giocare bimbi fra gli 8 e 12 anni, il reclutamento per il calcio professionistico non c’entra nulla”.

Concretamente, come vi muovete per i progetti in giro per il mondo?

“Ci appoggiamo alle fondazioni locali, che diventano nostri partner. Con questi partner sosteniamo progetti a beneficio dei bambini: abbiamo partecipato alla costruzione di scuole elementari e medie, oltre che campi di calcio e palestre. La cosa importante da sottolineare è che nei posti in cui arriviamo poi restiamo sempre, al fianco dei nostri partner. A volte i bambini hanno paura che, terminata la visita della nostra delegazione e avviato il progetto, noi poi ce ne andiamo. Ma la cosa bella, invece, è che la nostra presenza rimane costante”.

Nei commenti alle notizie che abbiamo pubblicato su Inter Campus, abbiamo verificato che questo argomento unisce tifoserie di solito divise da solide rivalità, come interisti e juventini, interisti e milanisti…

“Mi fa molto piacere, Inter Campus va al di là del tifo e delle bandiere. Lanciamo una sfida affinché anche altri club portino avanti iniziative di questo tipo. Più ce ne saranno, in futuro, meglio sarà!”.

Ha qualche ricordo particolare legato a Inter Campus?

“Mi ricordo che una volta, credo fosse il 2008, giocavo ancora, abbiamo ospitato decine di bambini provenienti dagli Inter Campus di tutto il mondo a Pinzolo, che era sede del nostro ritiro. Fu un’esperienza bellissima, abbiamo anche fatto giocare insieme bambini israeliani e palestinesi. E mi ricordo di un bimbo che venne in Italia e che venne visitato, come tutti, per verificare il suo stato di salute. I medici scoprirono un problema al cuore, venne operato e si salvò da un problema molto grave, che senza quel viaggio da noi forse non sarebbe stato scoperto”.

E Francesco Toldo come si è avvicinato a Inter Campus?

“Il giorno della finale di Champions League, a Madrid, decisi di lasciare il calcio. Avevo ancora un anno di contratto, ma con quella vittoria avevo ottenuto il massimo e non avrei potuto chiedere di più al calcio giocato. Il presidente Moratti mi chiese cosa mi sarebbe piaciuto fare e io risposi che mi avrebbe fatto piacere collaborare al progetto Inter Campus. Così fu, e non potrei chiedere di meglio”.

 




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