Stankovic: "L'Inter è casa mia, posso dare ancora tanto. Per Mou avrei dato il sangue, Strama..."

Stankovic: “L’Inter è casa mia, posso dare ancora tanto. Per Mou avrei dato il sangue, Strama…”


Ospite di “Drive Inter”, programma in onda tutti i mercoledì su Inter Channel, Dejan Stankovic si è raccontato ai microfoni di Nagaja Beccalossi. Ecco le sue parole:

Nonostante i tanti anni in questo mondo, vivi ancora il calcio con adrenalina?

“Sì ed è giusto così, perchè la passione e la grinta ti permettono di mantenere sempre l’atteggiamento giusto. E’ quello il segreto per andare avanti. Io cerco sempre di dare l’anima, ogni tanto mi riesce, ogni tanto no”.

E’ stato difficile lasciare la Serbia per venire in Italia?

“Sì, è stata dura. Quando sono arrivato a Roma ero ancora giovane, avevo 19 anni. Per fortuna c’era mia moglie con me e siamo cresciuti insieme. Ormai sono passati 15 anni. Posso dire però che sono diventato maturo molto in fretta, perchè a 16 anni ero già nella prima squadra della Stella Rossa e a 18 ero capitano della squadra”.

Nella tua carriera all’Inter hai fatto tutti i ruoli del centrocampo…

“Sì, ho sempre giocato dove c’era bisogno. Tanti si lamentano, ma per me è stata una fortuna. Grazie alla Stella Rossa ho imparato a fare tutti i ruoli. Adesso, con l’età, sto tornando davanti alla difesa. Ma posso dire di aver avuto una carriera fortunata. Ho giocato solo in tre squadre: la Stella Rossa, che è la squadra del mio cuore, la Lazio, che ringrazio perchè mi ha portato in Italia e mi ha cresciuto, e infine l’Inter, con cui ho avuto una storia bellissima e che rimarrà sempre la mia casa. Non mi sento un giocatore, mi sento uno della famiglia. Non mi vedo lontano da questi colori e so di poter dare ancora tanto. Mi sono riposato sette mesi (sorride, ndr) e adesso non vedo l’ora di tornare in campo per dare il mio contributo”.

Cosa hai pensato durante l’infortunio?

“E’ stata durissima. Ho avuto alti e bassi. Mi sono passate tantissime cose per la testa, ho pensato anche di smettere. Ma l’affetto della famiglia, dei compagni e della società, mi hanno spinto a lottare. Tutti mi conoscono come uno che non molla, non potevo certo deluderli”.

Quanta voglia hai di giocare in questa nuova Inter?

“Da fuori ho visto un cambiamento importantissimo. E ho visto il gruppo crescere tanto, da agosto a oggi. E’ tornata la fame e siamo più convinti dei nostri mezzi. Adesso, dopo la vittoria con la Juve, abbiamo avuto qualche problema, ma ci sta. Siamo anche stati penalizzati da qualche decisione arbitrale, ma siamo tranquilli, si va avanti. Il mister lavora tantissimo”.

Cosa ti ha sorpreso di Stramaccioni?

“Niente, perchè dal primo istante in cui ci siamo parlati mi ha detto le cose che sta dimostrando sul campo. Sta portando avanti le sue idee e posso solo fargli i complimenti. E’ un allenatore giovane ma ha le caratteristiche per fare bene”.

In futuro ti vedi come allenatore?

“Per ora non ci penso, perchè ho sempre avuto in testa l’idea di tornare in campo. Vedremo in futuro, non si sa mai. Con Marco (Materazzi, ndr) scherziamo spesso, gli ho detto che posso fargli da vice. Lui però mi ha spinto ad andare avanti, convincendomi a giocare finchè non sarò stanco e avrò dato tutto. Per me Marco è come un fratello”.

Quando hai deciso di dire addio alla nazionale?

“Era arrivato il momento giusto. Ci ho pensato dopo il Mondiale, ma avrei voluto centrare la qualificazione all’Europeo. Purtroppo abbiamo fallito l’obiettivo, ci è mancato pochissimo. Lì ho deciso di dire addio, ma la mia carriera in nazionale è stata lunghissima, ho iniziato a 13 anni con il primo stage. Ovviamente mi dispiace aver salutato proprio quando è arrivato Sinisa (Mihajlovic, ndr) come commissario tecnico. Se dovesse avere un disperato bisogno, per qualche partita, potrei anche ripensarci…”.

Qual è il giovane serbo con più potenziale in prospettiva?

“Sicuramente Markovic. E’ un talento che deve solo crescere. Gli auguro di rimanere con i piedi per terra, perchè deve ancora fare tanto ma la strada è quella giusta”.

A livello di allenatori, hai avuto tanti maestri nel corso della tua carriera…

“Ho iniziato con Eriksson, che è un signore del calcio. Poi, dopo una breve parentesi con Zoff e Zaccheroni, è arrivato il Mancio. Con lui sono cresciuto tantissimo e all’Inter abbiamo iniziato una lunga striscia vincente. Su Mourinho cosa posso dire? E’ lo Special One, è lui e basta. Quando è arrivato i giornali mi avevano già scaricato, ma lui anzichè dirmi di fare le valigie, mi ha parlato chiaro, confessandomi che la sua scommessa era riportarmi ai livelli della Lazio. Tutto il resto lo sapete. Per lui avrei dato anche il sangue”.




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