Il grido di dolore del calcio italiano

Il grido di dolore del calcio italiano


Non c’è nemmeno più bisogno di tirare fuori la vecchia cantilena della Premier e della Liga, dei campioni che se ne vanno, degli stadi mezzi vuoti, dell’abbassamento del livello della Serie A. Ce lo siamo detti tante, troppe volte. Sarebbe ora di smetterla di piangersi addosso e di trovare una soluzione, anche drastica, per risollevare le sorti del calcio italiano, almeno entro i nostri confini. Proviamoci.

Giancarlo Abete, presidente della FIGC da 5 anni e mezzo – non dall’altro ieri – ancora pochi giorni fa parlava di un’immagine del calcio italiano svalutata all’estero. L’ha definito “rissoso”, e poi ha tirato le orecchie a Juventus e Inter per le polemiche che si trascinano da tre/quattro giornate, diciamo dal “CataniaGate” in poi. Dice bene, il vicepresidente UEFA: polemiche, comunicati, settimane di moviole, deferimenti, dopo quanto successo nell’estate 2006 (e non ci riferiamo certo ai mondiali vinti in Germania) non fanno bene all’immagine del nostro campionato.

Non fanno bene errori postumi dei 5-6 ufficiali di gara posti a vario titolo dentro e attorno al rettangolo verde. Partiamo da Catania-Juventus, ad esempio: gol regolare di Bergessio annullato “su richiesta della panchina della Juventus”, disse il presidente degli etnei Pulvirenti in conferenza stampa a fine match. Tutti, dal tifoso al bar a quello in tribuna che manda un sms all’amico a casa che sta guardando la partita in 4D, dal giocatore in panchina con l’Ipad all’addetto alla pulizia degli spogliatoi nel tunnel dello stadio vedono, nel giro di 30”, 3 o 4 replay inequivocabili. Gol regolare. Nel mentre, direttore di gara, assistente di linea, di porta, Pepe e Giaccherini cambiano una decisione GIUSTA e la trasformano in una SBAGLIATA. Potenzialmente 6 miliardi di persone nel mondo sanno che il gol di Bergessio è regolare, tranne chi ha potere decisionale, che ribalta la situazione e SBAGLIA.

Sicuramente accettabile è invece l’errorein diretta”, il non vedere la posizione di fuorigioco di Bendtner nella ripresa, azione dalla quale nascerà il gol dello 0-1 finale: questione di centimetri, azione rapida e confusa in area. Questi sono “errori umani”, quelli che alla fine del campionato “si compensano”. Quelli indotti dalle proteste isteriche non sono accettabili. Difficilmente due giocatori della panchina del Catania, da qui alla 38esima di campionato, faranno cambiare idea agli ufficiali di gara.

Quando si parla di rispetto per gli arbitri, una prima forma di rispetto sarebbe quella di mettere a loro disposizione una tecnologia che già esiste e della quale tutti possono fruire per evitare grossolani errori, fischi dagli spalti, insulti, votacci in pagella, il confino a una serie minore per un paio di settimane. In conferenza stampa, poi, Pulvirenti farà notare l’errore indotto dalla “panchina della Juventus” e verrà, due giorni dopo, deferito dagli organi competenti. Più o meno quelli che chiedono di non alzare i toni nei confronti degli arbitri ma permettono loro di sbagliare e puniscono chi lo fa presente.

Non fa bene l’immagine di Danilo dell’Udinese espulso per un fallo su Thereau lanciato a rete e partito in nettissima posizione di fuorigioco in Chievo-Udinese. Non fa bene il deferimento a Pozzo, presidente dei friulani, reo di aver reputato a fine partita l’arbitraggio di Doveridevastante” (ricordiamo: posizione di fuorigioco di un giocatore del Chievo rilevata dopo 10” dal primo replay ma non dal direttore di gara, assistente di linea e assistente di porta, espulsione con conseguente squalifica di un giocatore dell’Udinese, rigore – peraltro realizzato – per i clivensi che ha influito sul risultato finale del match).

Non fanno bene comunicati come quello della Juventus, che pubblica sul proprio sito ufficiale, e non quello dei tifosi della curva, la relazione del Procuratore Palazzi all’interno della quale vogliono evidenziare la prescrizione dei fatti riguardanti i dirigenti dell’Inter ma dimenticano tutto ciò che viene detto della società Juventus, e pochi pixel più un qua pubblicano la scritta #30sulcampo, ennesimo schiaffo a diversi gradi di giustizia e a 19 altre società di Serie A che rispettano i regolamenti e non si autoassegnano scudetti e titoli.

Più di tutto ciò, non fa bene che il Presidente della FIGC parli di immagine rissosa ma non faccia nulla per spegnere le polemiche. Finché si deferiranno dirigenti che, con toni accesi va detto, mettono in luce gli errori di una classe arbitrale non in malafede ma semplicemente INADEGUATA, finché la moviola servirà solo per assegnare giornate di squalifica a chi commette un gesto al di là del regolamento non rilevato dall’arbitro, ma non per punire allo stesso modo i simulatori o togliere giornate di squalifica a chi viene espulso ingiustamente, finché si permetterà alle società di andare impunemente contro alla stessa FIGC e alle delibere di giudici – non tifosi da bar, giudici – l’immagine del calcio italiano non potrà che essere questa.

Ma tanto sappiamo già cosa succederà. Ve lo sveliamo. Da sabato si penserà alla formazione del fantacalcio, alla partita da vedersi in 3D, agli amici da sfottere perché la squadra del cuore ha vinto, agli hashtag su twitter e sul campo. Non verrà introdotta alcuna moviola in campo, alcun istant replay (come nel basket), alcun “hawk-eye” (come nel tennis). Fra vent’anni saremo qui a dire che la Sancolombanese ruba, che Squaqquaroni era in fuorigioco di due metri e che con la difesa a 3 non si va da nessuna parte.

Copyright © 2015 Cierre Media Srl