Materazzi: "Mou il numero uno, Benitez ha paura della sua ombra. La forza di Strama..."

Materazzi: “Mou il numero uno, Benitez ha paura della sua ombra. La forza di Strama…”


Ospite speciale di “Undici”, il talk show calcistico condotto da Pierluigi Pardo e in onda tutti i lunedì su Italia 2 (canale 35 del digitale terrestre), Marco Materazzi è tornato a parlare di Inter a 360 gradi, ripercorrendo i momenti più belli della sua avventura in maglia nerazzurra, ma non solo.

Si comincia parlando dell’ottimo avvio di stagione di cui si è resa protagonista la squadra di Stramaccioni: L’Inter può vincere lo scudetto esordisce Matrix – fermo restando che la Juventus resta la squadra da battere, la favorita. Nella sconfitta contro l’Atalanta vanno analizzate anche le defezioni che Stramaccioni aveva in difesa: quando trovi la quadratura del cerchio e ti mancano due elementi come Ranocchia e Samuel non è facile; provate a togliere Barzagli e Chiellini alla Juventus. Soprattutto Ranocchia sta dimostrando di voler crescere a livello caratteriale: il primo anno l’ha fatto bene, poi, complice la presenza di Lucio, ha giocato poco. Alla fine, il brasiliano ha deciso di andare alla Juventus, dove tra l’altro non gioca, e ha liberato Ranocchia, che ha dimostrato, fin dalle prime partite, le sue qualità.

L’ex nerazzurro torna poi su alcuni momenti vissuti con le maglie di Perugia e Inter: “C’è chi gode per il 5 maggio 2002, quando con l’Inter perdemmo lo scudetto all’ultima giornata a vantaggio della Juventus, e chi gode per il 14 maggio 2000: giocavo a Perugia e vincemmo contro i bianconeri su un campo impraticabile, facendogli perdere la testa del campionato. Nel 2002 abbiamo pianto io e Ronaldo, due anni prima lo avevano fatto loro: è il calcio. Forse all’Olimpico pensavamo di avere già vinto, non avevamo la testa”.

A proposito dei momenti più significativi della sua carriera, Matrix dichiara: Il gol nel derby contro il Milan è uno dei più belli. Dopo anni di insulti a mia madre mi sono sfogato verso i tifosi rossoneri. Venni espulso e mi diedero 10 mila euro di multa. Quando mi presentai dal giudice per il ricorso, i miei avvocati mi suggerirono di dire che in realtà il mio gesto non era rivolto ai tifosi del Milan. Io, invece, lo dissi perché era giusto così, e mi fecero uno sconto, anche se in realtà la squalifica avrebbe dovuto essere tolta del tutto. Mi misi anche la maschera di Berlusconi, ma non fu uno sfottò cattivo: quando sentii il presidente al telefono ci ridemmo sopra assieme; è stata la stampa a criticarmi, tenendo fede all’etichetta che mi ha attaccato per tutta la carriera. L’altro momento fondamentale della mia carriera è il Mondiale 2006: non eravamo favoriti, ma sapevamo di poter vincere: lo spirito di gruppo ha sconfitto ogni avversità”.

A proposito degli allenatori avuti all’Inter, Marco Materazzi dichiara: “Mancini è nella storia dell’Inter, nonostante scegliesse quasi sempre Sinisa Mihajlovic, anche quando non era al cento per cento. Mourinho è stato il numero uno: il suo segreto era far sentire tutti coinvolti nel progetto. A Madrid, quando mi ha detto che se ne sarebbe andato, gli ho risposto: ‘Mannaggia a te che mi lasci con Benitez!’. Scherzi a parte, sapevo che, andato via lui, non saremmo più stati li stessi. Con Benitez non mi trovai bene: avevo attaccato sul mio armadietto le prime pagine dei giornali con i momenti più importanti della mia carriera: l’Inter di Mourinho e la Nazionale di Lippi. Lui li tolse: pensava di sapere tutto, ma uno che fa così ha paura pure della sua ombra.

Stramaccioni? E’ seguito, la sua forza è quella. E’ preparato, cambia fisionomia alla squadra pur non risentendone nel gioco. L’Inter ha trovato la quadratura del cerchio dopo la sconfitta con il Siena e, anche cambiando spesso uomini e modulo, ha un’identità.

In chiusura una battuta sul suo futuro: “Faccio l’imprenditore nel mondo dell’abbigliamento, ma contemporaneamente sto frequentando il corso da allenatori di Coverciano: magari tra un paio d’anni qualche presidente ci casca...

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