Più forti degli errori arbitrali

Più forti degli errori arbitrali


Juventus vs Inter 1-3. Di vittimismo parlano i carnefici, questa è una semplice constatazione dei fatti. Della partita di Torino si dovrebbero spiegare molte cose.

Come abbia fatto l’arbitro a convalidare così a cuor leggero un gol in fuorigioco clamoroso, a non espellere il già ammonito Lichtsteiner, o come lo stesso arbitro, avvicinato al 45′ da Antonio Cassano per chiedere spiegazioni visti gli errori, abbia preferito andare via senza rispondere. 

Questi sono gli scenari preferiti dai nerazzurri, quelli che molto spesso portano a scrivere le imprese più gloriose. Come il derby dell’anno scorso: gol annullati, rigori inesistenti e altri non visti. L’Inter riuscì a battere un Milan sulla cresta dell’onda e in piena corsa per lo scudetto con un roboante 4-2 sfoderando una prestazione magnifica.

Già altre volte, i nerazzurri si sono trovati in situazioni simili uscendone alla grande. Basta risvegliare qualche dolce ricordo della stagione del triplete: con Mou in panchina, l’Inter vinse il derby in nove contro undici. Nel post-partita il vate di Setubal disse: “Stasera ho visto un’Inter fantastica. Per perdere, saremmo dovuti rimanere in 6, perchè questa partita l’avremmo vinta anche in sette”.

Questo è ciò che mancava all’Inter degli ultimi due anni, la grinta per venir fuori anche da capitomboli arbitrali che spesso hanno condizionato il naturale svolgimento degli eventi. L’Inter ogni tanto elude queste situazioni, credendoci fino alla fine, perché alla lunga il lavoro paga e la passione pure.

Anche quella di un allenatore che, alla vigilia, parlava come se davvero ci credesse, come se davvero l’Inter potesse violare lo Juventus Stadium e fermare la corsa di una squadra imbattuta da 49 partite, provocando segretamente l’ilarità di quanti lo ascoltavano.

Lui ci ha creduto, i tifosi ci hanno creduto, i giocatori ci hanno creduto. Siamo stati i primi a vincere in quello stadio, segno che l’Inter sta davvero percorrendo la strada giusta per tornare grande. Sul campo, ovviamente

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