Il dovere di crederci

Il dovere di crederci


Abbiamo fatto il nostro dovere. Non parliamo dei risultati. Quelli vanno ben oltre qualsiasi benchmark di inizio anno. Parliamo del compito ingrato imposto all’Inter dal mondo del calcio: regalare grandi personaggi ed emozioni a un campionato spento dominato da personale scarso, essere l’avversaria con la a maiuscola di una lotta scudetto che non esiste. E dire che ci siamo anche quasi riusciti: l’Inter è indubbiamente la squadra che sta facendo meglio in rapporto al proprio potenziale e ai propri obiettivi, proponendo un calcio che è un riuscitissimo mix di tradizione e modernità, tanto negli uomini quanto nel gioco espresso. A due minuti dalla fine della decima giornata, dalla vigilia del “big match” eravamo a una vittoria a Torino dal primato in classifica. Ma non l’abbiamo fatto per ottemperare a un dovere ingiustificato, un peso eccessivo che abbiamo il diritto di rifiutare.

Forse è proprio per rivendicare i propri diritti che l’Inter con la Sampdoria sfodera un primo tempo noioso e disastroso, forse il peggiore di questa stagione. Il “gioco” scorre lento, palesando il limite, colpevolmente non colmato in estate, della mancanza di un regista. L’episodio dell’errore di Ranocchia, impeccabile fino a quel momento, perfetto da quel momento in poi, è il fermo immagine che ritrae al meglio l’andamento della prima metà di gara, che l’Inter chiude meritatamente in svantaggio. Ma all’inizio della ripresa si leva il grido disperato di “sos” del campionato: la Juventus pareggia, il Napoli e la Lazio perdono. C’è bisogno dell’Inter, Stramaccioni dà ascolto alla richiesta di soccorso. Via il troppo falloso Mudingayi per l’indispensabile Cambiasso ottobrino, rimangono in campo i tre tenori d’attacco. La scelta suscita qualche dubbio, prontamente spazzato dalla remuntada, riuscita soprattutto grazie alle combinazioni geniali di Palacio, Milito e Cassano: gli argentini realizzano, assistiti dalle geniali perle dell’italiano. Trova il gol anche Guarin, folgorato sulla via di Torino. Si spera.

Abbiamo fatto il nostro dovere. Ora parliamo di risultati. Nove vittorie consecutive, sempre vincenti in trasferta, secondi in classifica. Ma soprattutto un buon motivo per crederci, che forse è quello che conta di più. Gli altri smettano di credere. Non giocheremo per gli altri. Giocheremo per noi.

C’è solo l’Inter.

 

Giovanni Cassese

(Twitter: @vannicassese)

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