Gol evitato, gol segnato

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L’apoteosi del “gol sbagliato, gol subito”: è così che sarà ricordata Inter-Partizan. I serbi sprecano una clamorosa occasione, l’unica della ripresa, da una parte; Palacio, che per efficacia negli ultimi minuti ricorda sinistramente il suo connazionale Cruz, trova la rete che spiana la qualificazione ai nerazzurri dall’altra. Ma sarebbe ingeneroso fotografare la gara da questa prospettiva. Quello di Markovic non è un semplice “gol sbagliato”. Il fuoriclasse serbo in fieri si è trovato opposto a uno che fuoriclasse lo è già: Samir Handanovic. Sono bastate poche settimane per mettere da parte le critiche e i dubbi riguardo al suo acquisto, spazzati via dalle prestazioni monstre del campione dagli occhi di ghiaccio, erede più che degno della tradizione di grandi portieri che hanno vestito la casacca nerazzurra. Proviamo a ricordare Inter-Partizan come la gara del “gol evitato da Handanovic, gol segnato”. Renderebbe giustizia a un grande interprete di un ruolo troppo spesso bistrattato.

Le scelte di Stramaccioni, quantomeno quelle iniziali, non convincono. Lasciare il tuo giocatore più scarso ripetutamente in balia del più forte degli avversari non è mai una buona idea e Jonathan lo conferma. Il brasiliano e Silvestre sono i nerazzurri più in difficoltà – mentale, ancor prima che fisica e tecnica – e faticano a trovare le misure di una fascia in cui spadroneggia il baby fenomeno Markovic (Moratti, pensaci! ndr), fermato solo dal palo. Il Partizan, come da tradizione balcanica, fa del possesso palla sterile la sua arma “migliore” ma è lenta in difesa e lascia spazi infiniti in cui dal primo minuto avrebbe fatto più danni il dinamico Palacio rispetto agli stanziali Livaja e Cassano, il quale in settimana necessiterebbe di più riposo. Al netto di un Guarin inguardabile, è Coutinho l’unico a regalare emozioni e speranze di gol, fino al momento dell’infortunio, che getta nello sconforto i sostenitori interisti.

Ma da quel momento in poi Stramaccioni non sbaglia più una scelta: inserisce Palacio, poi passa alla difesa alla difesa a quattro per chiudere gli spazi ai veloci serbi, inserisce Zanetti per frenare Markovic e infine Milito che manda in gol quel Palacio da cui tutto era cominciato.

Tutto facile. O quasi.

Giovanni Cassese

(Twitter: @vannicassese)

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