Cordoba: "Qui mi sento a casa, voglio continuare ad aiutare l'Inter. Su Guarin vi dico che..."

Cordoba: “Qui mi sento a casa, voglio continuare ad aiutare l’Inter. Su Guarin vi dico che…”

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La nuova stagione ha segnato l’inizio di una nuova vita per Ivan Ramiro Cordoba, che ha svestito i panni da calciatore per indossare quelli da dirigente. In un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport, il team manager nerazzurro ha parlato del suo nuovo ruolo, del legame speciale con l’ambiente nerazzurro e dei connazionali affermatisi in Europa.

Si comincia dando uno sguardo al passato: “L’Italia al mio arrivo, mi ha accolto bene. Non vedevo l’ora di mettermi in gioco, di far bene per ripagare la fiducia che l’Inter mi aveva dato. Mi sentivo una specie di ambasciatore del mio Paese perché, se avessi fatto bene, sapevo che avrei dimostrato che sui colombiani si poteva fare affidamento, in campo e fuori. A Milano ho vissuto poco perché ho sempre abitato vicino a Como. Mia moglie Maria Isabel è stata con me dall’inizio e in Italia sono nate Paloma, Belen e Juan José. Qui mi hanno fatto sentire tutti come a casa, al di là delle differenze culturali e climatiche. E’ per questo che ho deciso di rimanere anche adesso che ho appeso le scarpe al chiodo: volevo continuare ad aiutare l’Inter e magari vincere ancora, anche se in un altro ruolo.

A proposito dei suoi nuovi compiti, Ivan spiega: “Mi sto trovando abbastanza bene. Ho smesso da pochi mesi di giocare e per il momento uso più l’intuito e l’impegno che l’esperienza. Sto cercando di trasformare il mio passato di calciatore per metterlo al servizio della squadra. Alzare la voce? Poche volte. Parlando in anticipo e mettendo in chiaro le cose fin dall’inizio si evitano i problemi. E poi secondo me quando fai un intervento senza essere costretto ad alzare la voce puoi anche risultare più facilmente comprensibile. Il campo non mi manca più di tanto, adesso ho cambiato ruolo, ma mi restano i bei ricordi. Ci sono stati anni in cui abbiamo sofferto perché i risultati non arrivano, ma certe delusioni hanno reso ancora più dolci i successi”.

Infine il discorso scivola su alcuni connazionali: “In Europa siamo in tanti? Perché tutti hanno capito che i colombiani sono solo giocatori affidabili e di talento che non sono buoni solo per 6 mesi. Guarin? Sta andando bene. Lo abbiamo curato, il presidente ha creduto in lui e adesso può fare grandi cose. Falcao il migliore? E’ uno da top club. Ha fatto la gavetta e ha sofferto grandi infortuni. Ora però sta bene ed è immarcabile. Quintero? A me piace perché fa giocate diverse dagli altri. Di mancini così se ne vedono pochi”.

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