Erba maledetta e tulipani appassiti

Erba maledetta e tulipani appassiti


“Che fretta c’era, maledetta erba vera?” ci si potrebbe chiedere parafrasando un famoso successo del passato. Abbiamo bramato per anni un terreno decente su cui veder giocare la Beneamata. L’abbiamo ricevuto in dono proprio nell’anno in cui eravamo convinti di essere colmi di talento e fantasia. Chissà quanti gol e che gioco spumeggiante, immaginavamo compiaciuti mettendo per un attimo da parte l’oggettività. Ma la realtà giunge sempre a presentare il suo conto salato con cui ti ricorda che i problemi, sempre gli stessi problemi, non stavano, né sono o mai saranno, nel manto erboso.

La sconfitta col Siena è l’ennesima incompiuta casalinga di una squadra che non è ancora del tutto tale. A differenza delle altre volte l’Inter è ben messa in campo (considerando gli uomini a disposizione) e crea palle-gol a ripetizione senza però trovare alcun risultato. Se non quello di esaltare un irreprensibile Pegolo. In difesa si soffre il giusto grazie ai due terzini che fanno di Jonathan solo un ricordo sbiadito, e agli ancora una volta impeccabili centrali Ranocchia e Juan Jesus. Almeno così sembrava all’inizio.

Quando non si riesce a sbloccare una partita in casa, nonostante averci provato per 23 volte, a un certo punto si finisce per affondare insieme ai propri limiti. Gargano e Cambiasso fanno scopa in quanto a nullità offensiva in mezzo al campo; Guarin paga la fatica del dover fare ogni gara pentole e coperchi; Alvarez e Cassano, dopo un primo tempo da favola del barese, rallentano in maniera esasperata la manovra a causa dei differenti deficit fisici; Milito non è ancora principe e non riesce ad essere neanche scudiero al servizio della squadra; Juan Jesus rimane vittima della sua inesperienza.

La frittata è fatta, ma non c’è niente di tutto questo che non ci si aspettasse già da mesi. Non si può non riconoscere ai giocatori nerazzurri di aver dato tutto ciò che sanno e, in questo momento, possono dare. Tutti tranne uno: Wesley Sneijder, colui che dovrebbe essere un cecchino infallibile e spreca 11 calci d’angolo e svariate punizioni dal limite, colui che dovrebbe essere il leader ma trascorre novanta minuti a prendersela con compagni e tifosi dopo i suoi errori, colui che dovrebbe velocizzare il gioco ma lo rallenta con finte e inutili ghirigori, colui che dovrebbe essere il nostro top player e ancora una volta è stato un flop.

Tutti i tifosi interisti hanno accettato un netto ridimensionamento, a patto di ricostruire una squadra giovane, vivace e determinata. Sneijder ora come ora incarna l’antitesi del progetto nerazzurro. Fuoriclasse come lui non possono e non devono essere considerati palle al piede, nell’accezione meno calcistica possibile. Ma possono diventarlo con l’atteggiamento che ha l’olandese. Siamo disposti ad aspettarlo e incoraggiarlo. Lui come tutti gli altri, la risalita parte da questo. Per i risultati c’è tempo.

Che fretta c’è, se fa male solo a noi?

Giovanni Cassese

(Twitter: @vannicassese)

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