Provincialismo intellettuale

Provincialismo intellettuale


 

Quando gli altri vengono qui a Torino e vincono sono bravi, se lo facciamo noi siamo provinciali. Vorrei capire come funziona, perchè così non va bene”. Vorremmo capirlo anche noi, mister.

Perchè nessuno ci toglie dalla testa il dubbio che, se a giocare quella partita all’Olimpico fosse stata un’altra squadra, gli argomenti toccati nel post-gara sarebbero stati differenti.

Tanto per cominciare, si sarebbe posta l’attenzione su quel 61% di possesso palla che, unito alla decisione di buttare nella mischia un attaccante (Cassano) al posto di un trequartista (Sneijder) nel momento migliore del Torino, ha certificato la volontà da parte del tecnico di avere sempre in mano il pallino del gioco e di inseguire un solo risultato: la vittoria.

Sarebbe stato inevitabile poi parlare della prestazione di Ranocchia, rigenerato fisicamente e psicologicamente grazie al lavoro di un allenatore che ha deciso di rilanciarlo proprio nel momento in cui tutti erano pronti a scommettere sull’irreversibilità della sua involuzione e su un’avventura giunta ormai al capolinea.

Oppure del coraggio di far esordire in Serie A il giovane Juan Jesus, spedendo in panchina un veterano come Walter Samuel, proprio al termine di due settimane in cui le critiche al reparto difensivo avevano riempito le pagine dei giornali e dopo un’estate in cui tutti si erano fatti promotori del motto “largo ai giovani”.

Per non parlare della duttilità tattica evidenziata dalla scelta di un modulo che ha permesso alla squadra di annientare i punti di forza dell’avversario e smascherare i limiti di un Torino che inseguiva la sua nona vittoria consecutiva tra le mura amiche.

Tutte considerazioni che avrebbero meritato più spazio di quel “provinciale” buttato lì come se fosse un complimento. Un complimento che evidentemente non si addice a chi sostiene che in fondo un pareggio sia meglio di una sconfitta, “esultando” per aver mantenuto la propria porta inviolata contro l’Anderlecht (missione compiuta anche grazie alla decisione di inserire Constant al posto di Emanuelson nei minuti finali, lasciando il neoacquisto Bojan a godersi lo “spettacolo” dalla panchina).

Per questo il nostro dubbio tende a trasformarsi in certezza. Ma siamo sicuri che nessuno si offenderà se, analizzando certi commenti, parleremo di provincialismo intellettuale.

 

Alessandro Suardelli

(Twitter: @AleSuardelli)

 

 




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