Altro che provinciale

Altro che provinciale


Non se la prenda, mister. Lei è appena arrivato e non sa di cosa sono capaci. Lei è solo l’ennesima vittima di incontinenti verbali che da anni hanno fatto del gioco del calcio una dicotomia. O “spumeggiante” o “da provinciale”, non esistono mezze misure. Guai a fargli notare che le provinciali di solito non chiudono le gare col sessantuno per cento di possesso palla. Chi non riesce neanche a raccogliere risultati “da provinciale” ormai da anni faticherebbe a capire. E’ giusto che lei rifiuti di accettare la svilente definizione di “provinciale”, glossa di un gioco fatto di catenaccio e contropiede. Tutto quello che l’Inter non ha fatto ieri sera.

Prima di dilungarsi in qualsiasi analisi tattica è fondamentale valutare il personale a disposizione. In questo momento l’Inter non ha attaccanti al top della forma ed è praticamente priva di centrocampisti, fatta eccezione per l’insostituibile Guarin e i due mediani, tutt’altro che compatibili, Cambiasso e Gargano. Difficile quindi riproporre in trasferta un tridente d’attacco, senza un centrocampo in grado di sostenerlo.

Una volta terminata l’analisi delle proprie forze, si passa alla valutazione di quelle altrui. Il Torino, come qualsiasi squadra di Ventura, fa delle fasce e del pressing alto i suoi punti di forza. Pericoli entrambi debellati grazie agli insoliti dettami tattici di Strama. A differenza della gara con la Roma, la concentrazione di uomini sulle fasce non blocca la nostra manovra, ma quella altrui, con i due mediani granata, non esattamente tecnici, privi di sbocchi sui lati del campo, costretti a scaricare prevedibili palloni centrali per Sgrigna e Bianchi, costantemente anticipati dall’inedita e impeccabile coppia di centrali Ranocchia-Juan Jesus.

Difficile che dopo tanto lavoro di sacrificio e sponda gli attaccanti torinesi possano trovare anche la lucidità nelle poche occasioni avute: un rischio calcolato, insomma. Il pressing alto della squadra di Ventura viene vanificato grazie all’arretramento di Cambiasso, come facilitatore della circolazione di palla. In realtà la manovra risulta tutt’altro che fluida, ma almeno è scongiurato il rischio di un ritmo di gioco elevato, che l’Inter in questo momento non è in grado di sostenere.

Una strategia nel suo complesso rischiosa ma attuabile quando il potenziale offensivo è devastante come in casa nerazzurra. Milito compare negli schermi due volte: la prima per la staffilata a fil di palo con cui mette la partita in discesa, la seconda per un intelligente velo che manda in rete il subentrante Cassano. Tutto senza il bisogno di scomodare Coutinho e Palacio a mezzo servizio.

E’ una vittoria che arriva grazie ai campioni che le provinciali non hanno. Non se la prenda, mister. Non sanno quello che dicono.

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