Non è ancora Zemanlandia, ma il pareggio all'esordio non ha intaccato l'entusiasmo giallorosso

Non è ancora Zemanlandia, ma il pareggio all’esordio non ha intaccato l’entusiasmo giallorosso

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Si scrive quattro-tre-tre, si legge Zdenek Zeman. Dopo tanti, troppi anni passati ai margini del calcio che conta il tecnico di Praga, grazie al Pescara delle Meraviglie della scorsa stagione, ha ritrovato Roma e la sua Roma a 13 anni di distanza.

Il difficile esordio casalingo contro il Catania, condizionato da diversi errori arbitrali e da una consistente dose di sfortuna, è già alle spalle; il pareggio del baby Nico Lopez ha attenuato la delusione dei giallorossi che si preparano con fiducia all’appuntamento di San Siro (domani sera, ore 20.45, ndr).

Contro i siciliani ha destato una buona impressione il neoacquisto Leandro Castan, che insieme a Burdisso, ancora in ritardo dopo un anno di stop causa infortunio, comporrà la coppia centrale. Molto bene anche Federico Balzaretti che già sembra essersi integrato alla perfezione nel sistema Zeman che impone ai due terzini una spinta costante sulle corsie laterali. Meno bene il paraguayano Piris, che ha sofferto la vivacità del Papu Gomez e non sembra essere all’altezza rispetto ai compagni di reparto.

In mezzo al campo mancherà lo statunitense Bradley, fermo ai box per un problema muscolare. Per sostituire l’ex Chievo ci sono due opzioni: Florenzi, motorino instancabile col vizio del gol reduce da una grande stagione in B a Crotone; e Tachtsidis, regista classe ’91 fortemente voluto da Zeman. In caso di impiego dal primo punto del greco, De Rossi verrebbe dirottato nel ruolo di mezzala destra con Pjanic sul centro-sinistra.

In attacco quasi certo l’esordio del colpo più reclamizzato dell’estate: Mattia Destro. L’ex Inter dovrebbe sostituire Lamela sulla corsia di destra nel tridente completato da Osvaldo e Totti.

Contro il Catania non si è vista la classica squadra zemaniana. L’anarchia tattica di Pjanic e la relativa mobilità di Totti hanno più volte ingolfato la manovra giallorossa. Entrambi infatti tendono ad accentrarsi e a muoversi poco senza palla. Due concetti antitetici alla filosofia del Boemo che dovrà lavorare molto prima di trovare la quadratura del cerchio e integrare il talento a disposizione nella sua idea di calcio.

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