Pereira: "Il ruolo non è un problema, voglio solo vincere. Essere qui è un sogno, so tutto dell'Inter"

Pereira: “Il ruolo non è un problema, voglio solo vincere. Essere qui è un sogno, so tutto dell’Inter”


In diretta dalla sala stampa del centro sportivo “Angelo Moratti”, vi proponiamo le dichiarazioni rilasciate da Alvaro Pereira nel giorno della sua presentazione ufficiale.

Benvenuto Alvaro. Cos’era e cos’è per te l’Inter? Che ambiente hai trovato?

“Credo di essere arrivato in un club fantastico. E’ il sogno di qualunque giocatore essere qui. Prima di tutto, però, vorrei ringraziare il Porto per i tre anni bellissimi che ho trascorso lì. Ho subito percepito un grandissimo affetto anche all’Inter e spero di poterlo restituire, in campo e fuori”.

Cosa significa per te il numero 31, quello che hai scelto per la tua avventura in nerazzurro?

“E’ un numero speciale per me e per la mia famiglia”.

L’Inter ha sempre avuto nella sua storia almeno un esterno capace di fare la differenza. Senti un po’ di pressione considerando che dovrai raccogliere l’eredità di Maicon, pur giocando sull’altra fascia?

“Maicon è stato un grandissimo giocatore, ha scritto la storia di questo club, ma io sono Alvaro Pereira e non mi piace fare paragoni. Posso solo promettere che difenderò questi colori, con le mie caratteristiche, e darò il massimo per questo club”.

Che idea ti sei fatto dell’Inter di quest’anno?

“So tutto di questo club. Dall’anno scorso è in atto un processo di rinnovamento. C’è un progetto ambizioso e io sono venuto qui per vincere. Abbiamo cominciato bene vincendo a Pescara, ora ci aspettano altre 37 finali. C’è ancora molta strada da fare ma se manterremo una mentalità vincente, ragionando come gruppo e non come singoli, riusciremo a toglierci delle soddisfazioni”.

Qual è il tuo ruolo naturale?

“Non ho un ruolo preferito. Mi interessa solo vincere. Mi è capitato di giocare ala sinistra, terzino sinistro, interno di centrocampo. Io sono a disposizione del mister. Fondamentalmente sono un giocatore di fascia, ma posso giocare anche da interno. Sono pronto ad adattarmi per questa squadra”.

Negli ultimi anni il ruolo di terzino sinistro è stato un po’ problematico. Ti senti pronto per giocare lì, magari già da domenica?

“Sì, come ho già detto, giocherò dove mi metterà il mister. Non sento nessuna pressione perchè sono uno che ha voglia di lavorare e penso che la pressione la senta chi si alza alle sei di mattina per portare a casa il pane per la propria famiglia. Brehme e Roberto Carlos hanno fatto la storia ma anche adesso ci sono giocatori validi che possono giocare in quella posizione come Nagatomo, Zanetti e Chivu”.

Si era interessato a te anche il Napoli. Com’è nata la trattativa con l’Inter?

“Io ho sempre ragionato come giocatore del Porto, fin quando è arrivata l’Inter per acquistarmi. Dal momento in cui Inter e Porto hanno trovato l’accordo, ho iniziato a ragionare come giocatore dell’Inter. Sono sempre rimasto tranquillo, perchè il club in cui sono per me rappresenta una famiglia. Essere qui è un sogno che diventa realtà. Negli ultimi tre anni si è parlato molto di me in chiave mercato, ma io ho sempre fatto in modo di difendere i colori della mia squadra”.

Conosci Alvaro Recoba?

“Sì, ho avuto modo di conoscerlo. Sono cresciuto, come molti altri ragazzi in Uruguay, vedendo le partite di Recoba e di Ruben Sosa”.

A che giocatore ti ispiri?

“Ho sempre avuto ammirazione per Roberto Carlos. Ma mi piace tutto il calcio. Ognuno però deve crearsi il suo cammino e io lavoro ogni giorno per essere un giocatore migliore”.

Com’è nato il soprannome “Palito”?

“Mi chiamavano così perchè da piccolo ero magrissimo. Poi mio fratello non riusciva a pronunciare il nome ‘Alvarito’ e da lì tutti hanno iniziato a chiamarmi ‘Palito’. E’ un soprannome a cui sono legato”.

Ti sono piaciuti i primi giorni nell’Inter? Prima di arrivare qui ti sei fatto raccontare qualcosa da Guarin?

“Prima di arrivare ho parlato con Guarin, con Zanetti, con Gargano, ma fondamentalmente ho parlato con tutti. Sono un giocatore a cui piace condividere tutto con i compagni. Dell’Inter so già tutto: so che ha vinto 18 scudetti, 3 Champions League, 3 coppe Uefa; so che è stata fondata nel 1908 da 44 dissidenti dell’A.C.Milan; so che il nero e l’azzurro sono i colori del cielo e della notte…”.

Cosa pensi di Nagatomo? Pensi sia un giocatore simile a te?

“Per quel poco che ho conosciuto Yuto posso dire che è una persona fantastica, che si integra bene nello spogliatoio. E’ un giocatore di grande qualità e lo ha dimostrato anche nel Cesena. E’ un giocatore versatile, sa usare entrambi i piedi. Siamo giocatori diversi, ci accomuna il fatto di essere molto rapidi ma ognuno, con le sue caratteristiche, darà il suo contributo”.

Hai parlato anche con Forlan, che ha avuto un’annata complicata qui?

“Sì, gli ho parlato. Mi ha detto che sarei arrivato in una squadra fantastica e in una città meravigliosa. Mi ha consigliato di venire qui. Diego è un grande amico. Succede nel calcio di vivere una stagione un po’ particolare”.

Quali sono le tue migliori qualità e qual era il tuo giocatore preferito da piccolo?

“Ovviamente sono cresciuto guardando Alvaro Recoba e Ruben Sosa, ma ho ammirato tanti giocatori: Roberto Carlos, Romario, Ronaldo… sono un malato di calcio”.

Cosa significa l’Inter per te?

“Un sogno, quando giocavo in strada da piccolo lo facevo con la maglia dell’Inter. E’ qualcosa di incredibile per tutti gli uruguaiani e per tutta la gente del sudamerica. Sto coronando un sogno”.

 




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