Palacio: "La condizione cresce e con Wesley in campo posso giocare nel mio ruolo"

Palacio: “La condizione cresce e con Wesley in campo posso giocare nel mio ruolo”


Tre gol nelle ultime tre partite. Così Rodrigo Palacio si è preparato all’esordio ufficiale in maglia nerazzurra che, salvo imprevisti, avverrà giovedì prossimo nell’andata del terzo turno preliminare di Europa League in casa dell’Hajduk Spalato.

Ai microfoni della Gazzetta dello Sport, l’attaccante argentino ha parlato di questa importante sfida, spiegando anche le sensazioni di queste prime settimane in nerazzurro. Ecco le sue parole:

E’ questo il vero Palacio?

“Ma io sono sempre stato Palacio, perché?”.

Beh, all’inizio sembrava stesse facendo un po’ fatica, e non solo a segnare.

“Ecco, bravo: fatica. La sera a Pinzolo mi sembrava di essere morto. Come se avessi altre gambe, non più le mie”.

E poi Stramaccioni, visto che allora non aveva la garanzia di poter utilizzare subito Sneijder, la faceva giocare dietro la punta centrale.

“Quello c’entrava fino a un certo punto: era proprio un problema di condizione atletica”.

Risposta diplomatica: il ruolo è importante, no?

“Io non ho mai nascosto che da seconda punta, più vicino al centravanti, libero di muovermi in un certo modo, rendo di più”.

E allora meno male che Sneijder è tornato già praticamente pronto per giocare?

“Certo, meno male: ma mica perché così io posso giocare nel mio ruolo”.

Anche per quello, su…

“Ok, anche per quello. Ma soprattutto perché sono, anzi siamo, ben contenti che Wes sia con noi: con lui in campo è più facile. Sneijder è la testa della squadra, fa giocare tutti meglio: se gioca lui, per come gioca lui, anche gli altri stanno in un altro modo dentro la partita”.

E per lei è più facile fare gol, come si è visto anche a Glasgow: perché un’Inter così diversa quando è entrato Palacio, nel secondo tempo?

“Non sono stato io a cambiare la partita, è stata l’Inter che ha cambiato l’approccio: il Celtic è calato un po’ e ha abbassato il baricentro, ma siamo stati anche noi ad alzarlo, senza aspettare il loro calo. Siamo cresciuti, ma più che una questione di gambe è stata questione di metri: trenta più avanti, ed è cambiata la musica”.

È cambiata anche per Palacio: le amichevoli sembravano tabù, non riusciva a segnare. Quando la svolta?

“A Bari, nel Trofeo Tim: non solo per il gol, anche se è stato importante. Quella sera mi sono sentito decisamente meglio a prescindere, poi segnare al Milan ha fatto il resto: ha fatto bene anche alla testa”.

E il gol di Glasgow a cosa ha fatto bene?

“A tutto, visto che è stato il più importante dei tre. Perché l’ho segnato in una partita “vera” e perché è stato anche il più difficile: quella palla di Livaja arrivava molto veloce, non è stato un gioco da ragazzi come poteva sembrare”.

E poi perché ha evitato all’Inter la prima sconfitta del precampionato?

“Meglio così, ovvio,ma non sarebbe stato un dramma. È molto più importante vedere che la squadra cresce, che migliora partita dopo partita. A Glasgow nel primo tempo abbiamo fatto un po’ fatica, ma guardando la partita nel suo complesso ci sono stati passi avanti anche sabato”.

Basteranno per giovedì a Spalato?

“Devono bastare, anche se sappiamo che non sarà una partita facile”.

Anche perché lo stadio di Spalato è una bella bolgia.

“Massimo rispetto, ma io di bolge me ne intendo abbastanza: quando giochi la Coppa Libertadores in Brasile non ti accolgono con i fiori…”.

 

Fonte: Gazzetta dello Sport

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