Dimenticare il passato e programmare il futuro: gli imperativi della nuova StramaccInter

Dimenticare il passato e programmare il futuro: gli imperativi della nuova StramaccInter


“Il passato lo rimpiange chi non ha futuro”. Per l’Inter è tempo ormai di lasciarsi alle spalle le amarezze di un’insoddisfacente stagione e iniziare sin da subito a stendere le linee guida del nuovo progetto. Dopo un biennio all’insegna di rimonte impossibili, valzer di allenatori e politiche societarie piuttosto confusionarie, alla dirigenza interista si richiede un minimo di raziocinio e determinazione nelle scelte.

Solo il tempo stabilirà se la riconferma di Stramaccioni, inevitabile dopo quanto mostrato dalla squadra nelle ultime gare di campionato, si rivelerà una scelta azzeccata. Il giovane tecnico romano nel suo breve percorso ha dimostrato buone intuizioni tattiche ed ottima personalità, anche se guidare la rifondazione di una squadra logora nel morale e nelle gambe è cosa ben diversa dal capeggiare una “remuntada” dove lo spirito sfrontato ed aggressivo di chi non aveva nulla da perdere ha permesso alla squadra di chiudere in maniera dignitosa. Se non altro il ridotto ingaggio percepito dal tecnico interista, 450mila euro per tre stagioni, potrebbe rivelarsi un risparmio significativo da reinvestire nella pianificazione di una rosa (si spera) finalmente competitiva.

Le ultime voci di mercato parlano di una dirigenza particolarmente attiva sul mercato, soprattutto nel reparto offensivo. E’ doveroso ricordare, onde evitare situazioni spiacevoli già vissute in passato, che le principali lacune quest’anno sono emerse ancora una volta a centrocampo. Non saranno di certo Lavezzi e Destro, nonostante le indubbie qualità di questi ultimi, a risolvere i problemi di un reparto vecchio e privo di dinamismo. Il comprensibile entusiasmo dei tifosi, desiderosi di gustarsi le formidabili serpentine del “Pocho”, non deve prevalere sulle priorità tecniche di una squadra che necessita assolutamente di due top player nella zona nevralgica del campo, o quantomeno di un regista capace di dettare i tempi di gioco.

In ogni rifondazione che si rispetti, ed ancor di più nell’attempato ambiente nerazzurro, c’è bisogno di una ventata di freschezza. Nessuno meglio di Andrea Stramaccioni è in grado di portare avanti un progetto incentrato sulla crescita di un settore giovanile ricco di promesse dall’indiscusso potenziale. Dopo le convincenti prestazioni di Poli e Obi, è giunto il momento per i vari Bessa, Longo, Duncan, Crisetig e Mbaye di acquisire l’adeguata maturità e consapevolezza nelle proprie capacità per compiere il fatidico salto nel calcio che conta.

Credere in nuove idee e riporre piena fiducia in un progetto a lungo termine in grado di riportare la società nerazzurra a livelli competitivi è il miglior modo per liberarsi da un recente passato difficile da digerire.




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