Strama o non Strama

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Indipendentemente da come finirà la stagione, Andrea Stramaccioni merita un plauso per il modo in cui sta affrontando l’avventura sulla panchina nerazzurra: un cammino pieno di insidie che, negli ultimi anni, ha mietuto parecchie vittime ma che il giovane tecnico romano sta portando avanti in maniera più che dignitosa, professando il suo credo calcistico con coraggio e umiltà.

La sfida principale lanciata al nuovo allenatore, infatti, non consisteva (come erroneamente sostenuto da molti) nel fare piazza pulita all’interno dello spogliatoio interista, trapiantando il maggior numero possibile di elementi del settore giovanile in prima squadra, ma nel restituire motivazioni e carattere a un gruppo che aveva perso fiducia nei propri mezzi e sembrava non aver più nulla da dire in questo campionato.

“Strama”, però, è riuscito a entrare da subito nella testa dei suoi uomini e a convincerli che c’era ancora un obiettivo da raggiungere: con 11 punti in 5 partite (un ruolino importante se si considera la media delle precedenti gestioni e il poco tempo a disposizione del nuovo tecnico per invertire la tendenza) ha rilanciato la candidatura dell’Inter in ottica terzo posto e ha saputo dare senso a un finale di stagione altrimenti povero di emozioni.

La strada che porta alla prossima Champions è ancora tutta in salita (il Napoli, oltre ai due punti di vantaggio, può contare su un calendario più semplice) ma la rimonta non sembra impossibile e i meriti di Stramaccioni vanno ben oltre i risultati ottenuti finora. Il mister sta rispondendo sul campo a chi lo considerava ancora troppo acerbo per la serie A, confermando nel calcio ‘dei grandi’ le doti mostrate nelle categorie minori e legittimando la scelta di chi ha voluto puntare su di lui.

Al di là degli attestati di stima davanti alle telecamere, anche i giocatori sembrano seguire con dedizione le idee del nuovo tecnico, voglioso di lasciare un’impronta del suo passaggio. Abbandonati i discorsi sulla “coperta corta” e sulla necessità di giocare “da provinciale” per ottenere ancora qualche risultato, Stramaccioni ha puntato tutto sulla qualità, pretendendo che la squadra provasse a imporre il proprio gioco su qualsiasi campo e contro qualsiasi avversario (in poche parole, che si comportasse da Inter).

Un cambio di mentalità importante che ha permesso ai nerazzurri di ritrovare quelle certezze che erano mancate negli ultimi mesi: il modulo ha smesso di essere un’ossessione (Stramaccioni ne ha cambiati tre in cinque partite, senza incappare in sconfitte o figuracce) e persino Sneijder è tornato a essere un valore aggiunto (non più un problema, come accadeva ai tempi di Gasperini e Ranieri, sostenitori del “Cecchino di Utrecht” solo nelle dichiarazioni a mezzo stampa). Il tutto senza dimenticare l’abilità mostrata nel ricaricare testa e gambe dei senatori, tornati su buoni livelli di rendimento dopo un periodo da incubo.

Argomentazioni non certo sterili per chi sostiene che Stramaccioni possa essere molto più di un semplice traghettatore.

 

Alessandro Suardelli

 

 

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